martedì 29 gennaio 2013

Un seminario su segni, simbolismo e neuroarcheologia

di Maria Rita Piras
Carissimi,

il 9 febbraio si terrà presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Sassari il Seminario “Il percorso e l’evoluzione storica dei simboli e dei segni nella Sardegna Nuragica”, organizzato in collaborazione con la Società Archeologica Sassarese. Con un approccio interdisciplinare verranno affrontate tematiche nel campo delle Neuroscienze Cognitive, dell’Archeologia, dell’Epigrafia e della Linguistica.

Le nuove importanti conoscenze nel campo delle scienze cognitive offrono infatti nuove opportunità per una produttiva cooperazione fra archeologia e neuroscienze. Gli Archeologi possono apprendere molto di più sui substrati biologici e neurali delle abilità cognitive umane e usare queste conoscenze per meglio definire e identificare le loro tracce archeologicamente visibili.

Il termine “Neuroarcheologia” è stato introdotto per definire questo campo di ricerche interdisciplinari che focalizzano le problematiche emergenti fra cervello e cultura, percorrendo le traiettorie del divenire umano. Le ultime tre decadi hanno visto un radicale cambiamento nelle modalità con cui gli Archeologi hanno cominciato ad approcciarsi e comprendere la preistoria e l’evoluzione della mente umana, consentendo lo sviluppo dell’Archeologia Cognitiva.
Parallelamente, notevoli progressi sono stati fatti nel campo delle Neuroscienze sulle funzioni cerebrali, aprendo una nuova finestra sulla mente umana e offrendo nuove opportunità di esplorazione “in vivo”.

lunedì 28 gennaio 2013

Foto del giorno: Egyptian scarab

Scarabeo egizio in steatite color crema, ritrovato in località sarda sconosciuta (*).

" (...) Sulla base è inciso un ovale leggibile in direzione verticale entro cui sono nella parte superiore da destra uno scettro wsr e a sinistra una divinità antropomorfa maschile a testa di sciacallo seduta su di un seggio a parallelepipedo e volta verso destra : ha le braccia protese  e regge con la sinistra  uno scettro w3s e con la destra una sorta di specchio che potrebbe essere uno 'nh deformato;  tra la testa della divinità e  la parte superiore è un disco. Nella parte inferiore sono tre geroglifici  che formano l'espressione stp-n-R' : tutta la composizione sembra dunque leggibile  Wsr-M3't-R'stp-n-R', forma piena del prenome di Ramses II, anche se qualche incertezza è data dalla presenza della divinità  antropomorfa a testa di sciacallo in luogo della dea Maat. Si potrebbe forse pensare ad uno scambio tra Maat e Anubi (chè tale dev'essere l'identità del dio rappresentato),  spiegabile mediante il ruolo funerario talora ricoperto dalla dea, che è chiamata "signora dell'Occidente" e "signora del Vento del Nord" (cf. Bonnet), ma la questione non è del tutto chiarita. Lo stile dell'incisione e la resa dei geroglifici inducono a ritenere il pezzo importato e opera egiziana probabilmente databile alla XIX dinastia." (*)









*Scarabei e scaraboidi egiziani ed egittizzanti Gabriella Scandone Matthiae, del Museo Nazionale di Cagliari, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centro di Studio per la Civiltà fenicia e punica  1975    Éditeur scientifique

domenica 27 gennaio 2013

Sa perda scritta de "Corongiu de maùrra", il ritorno

di Francu Pilloni vd. l' andata

Ci sono tornato giovedì, come dicevo. La superficie destra della pietra, quella con i licheni vegetanti, è gonfia d’acqua per l’abbondante pioggia della notte. La premo col pollice e spremo acqua. Mi viene in mente di fare una lettura “braille” di ciò che è nascosto, a cominciare dalla terza lettera da sinistra della riga superiore che parrebbe una A non finita o una P inconsueta, perché al posto della rotondità presenta spigolosità, in contrasto con le altre lettere. Con le dita premo per vedere, anzi per tastare come termina quella gambetta destra e mi accorgo che continua, continua piegando in tondo verso l’alto, a congiungersi con la I verticale più vicina. Ma mi pare che continui, anche se brevemente, anche la gambetta sinistra di questa strana A, piegando a destra con un angolo di 90°, a occhio. Le barrette che seguono ci sono effettivamente, sia quelle verticali che quelle oblique. Mi è venuto da pensare, dopo osservazione di altre pietre vicine, che le righe verticali possano essere anche incrinature della roccia, la dove tende a spaccarsi. Ciò dovrebbe valere specialmente per quelle barrette più a destra, quelle più vicine alla O finale, perché mi pare di averne notato una certa continuità anche sotto la riga.

Bene, dopo che mi sono stancato di palpeggiare questa benedetta pietra, ho avuto l’impressione che siano da lasciar perdere le ultime barrette verticali, mentre quella più a sinistra va a collegarsi con la terza lettera con un segno ad amo, uguale al terzultimo da sinistra della riga inferiore, quello che viene dopo la V. Di seguito invece potrebbe supporsi o un’incisione a zig-zag con tre segmenti obliqui oppure una sorta di Y, che però mi sembra molto meno probabile. Per questo ho rielaborato la trascrizione, che porterebbe più o meno ad una cosa così:

 

sabato 26 gennaio 2013

I documenti "ufficiali" della Sardegna arcaica (2 di 4)

di Atropa Belladonna

vd parte 1Cresce la complessità, crescono le perplessità: è quasi incredibile quanti tra i documenti epigrafici rinvenuti in Sardegna, siano etichettati con "indecifrabili", "di difficile interpretazione" o con  "grafemi senza significato"  e "lettere fraintese". Per questa sessione ho scelto come logo il sigillo di Sant'Imbenia, proveniente dall' omonimo villaggio nuragico. Oggetto sul quale negli ultimi anni sono state fatte affermazioni in estremo contrasto tra di loro, un paradigma che bene illustra le osservazioni di cui sopra. Ma non sono da meno la stele di Nora (nr.2), con oltre 200 anni di traduzioni diverse, il frammento di Nora con datazione e orientazione fluttuanti (nr. 3),  e le incisioni della Grotta verde di Alghero (nr.17), per le quali si è coniata addirittura l' espressione "iscrizioni dei nostri padri neolitici". Altre, altrettanto sorprendenti, le vedremo nella sezione "egizia" IV. Per la legenda vd. parte 1

II.Scritte controverse/indecifrabili/inusuali/"senza significato"
1. Sigillo in terracotta dal villaggio nuragico di Sant'Imbenia (in f. definito "scarabeo a sigillo ad imitazione di quelli orientali. I segni grafici sembrerebbero una riproduzione fraintesa di lettere alfabetiche semitiche")
a. P. Bernardini e R. D’Oriano (a cura di), Argyrophleps nesos. L’isola dalle vene d’argento. Esploratori, mercanti e coloni in Sardegna tra il XIV e il VI secolo a.C. Catalogo della mostra. Comune di Fiorano Modenese, Fiorano Modenese; b. M. Rendeli, 2012, Nuragici, Greci ed Etruschi nella Sardegna nord occidentale, In: I nuragici, i fenici e gli altri, Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro;  a cura di P. Bernardini e M. Perra, Carlo Delfino ed.; c. Beatrice Alba Lidia De Rosa, Sant'Imbenia (Alghero, SS). Il contributo dell'archeometria nella ricostruzione della storia e delle attività dell'abitato nuragico, Scuola di Dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Sassari; d. P. Bernardini,  2011, Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi; e. P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386; f. Parole di segni. L'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu. Con interventi di Paolo Bernardini e Giuseppe Garbati,  2012, Carlo Delfino ed.
a. Gigi Sanna, Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004; b. Gigi  Sanna, La Stele di Nora, 2009, PTM ed. c.  MoMa, Pl. 23

giovedì 24 gennaio 2013

ll simbolo dell’asta e il primo nome di Dio nel XXVI del Paradiso di Dante

Ospitiamo con grande piacere un articolo del prof. Gian Matteo Corrias. Prendendo lo spunto da un oscuro verso della Divina Commedia in cui a Dante viene rivelato che il primo nome del sommo bene fu "I", l'indagine di Corrias si sviluppa come una erudita riflessione su un segno scrittorio con cui ormai siamo famigliari. Per questo non abbiamo resistito alla tentazione di mettere in coda all'articolo un paio di vasi dal pozzo sacro di Sant'Anastasia di Sardara. MP

di Gian Matteo Corrias

In chiusura del canto XXVI del Paradiso si legge uno dei passi più dibattuti e controversi del poema, sul quale desidero qui soffermarmi per tentarne un’interpretazione che, partendo dalle più interessanti proposte esegetiche che di esso sono state fornite, apra una prospettiva in certa misura più ampia sul simbolismo legato al nome di Dio.
Dante si trova nel cielo delle stelle fisse dove, dopo aver assistito al trionfo di Maria e di Cristo e dopo essere stato esaminato sulle tre virtù teologali da san Pietro, san Giacomo e san Giovanni, incontra il protoparente Adamo, il quale legge in Dio quattro quesiti che il poeta desidera porgli: quanto tempo sia passato dalla sua creazione; quanto tempo egli sia rimasto nel paradiso terrestre; quale fosse la colpa che provocò l’ira divina e la cacciata dal paradiso; quale fosse la lingua da lui parlata. La risposta di Adamo a quest’ultima domanda è piuttosto articolata e ricca di informazioni interessanti (Pd XXVI 124-138):

mercoledì 23 gennaio 2013

New trends: vittoria dei nuragico-fenici sui nuragici di Monte Prama

di Stella del Mattino e della Sera

"Interessante la recente lettura di Raimondo Zucca esposta all‟VIII Congresso di Studi Fenici e Punici svolto ad Hammamet nel novembre del 2009, sulla distruzione delle statue da parte di un 'alleanza nuragico-fenicia contro un cantone nuragico autonomo" (1, nota 101)

Solo interessante? ma è rivoluzionaria! Dr. Zucca lei ci trascura; perchè: le  sue più robuste teorie le va ad illustrare in Tunisia e non ce le racconta a noi, avidi dei nuovi saperi e fanatici delle sfide sportive. E ci dica - senza dimostrarlo chè non ci interessa - come va questa battaglia campidanese con quello che lei pensa sullo scaraboide di Monte Prama"Questo emporio fenicio (di Tharros, ndr) dovrebbe essere responsabile della diffusione nel «cantone» nuragico del Campidano di San Marco de Sinis del prestigioso scaraboide della tomba XXV di Monte Prama, uno dei pochi aigyptiaká attestati in centri indigeni sardi, e soprattutto dell’ideologia della statuaria monumentale accolta in seno alla bottega responsabile della scultura di Monte Prama, forse anche grazie a un artifex levantino (Tharros Felix/4, 2011)"

Urge ricostruzione degli incresciosi avvenimenti e della catena di eventi che armarono fratelli contro fratelli nel celeberrimo derby del Sinis.

Le cose devono essere andate più o meno così.

martedì 22 gennaio 2013

Babay egizio


Diverse forme per scrivere il nome divino di Babay/Bebi/Babi/Baba, uno dei più antichi dei egizi (1,2). La più semplice è la forma logografica: corona dell' alto Egitto +flagello. E' il dio che presiede al fallo (3). Si noti che il segno ideografico S47A è costruito unendo il logo-pittogramma divino (vd. sotto) posto sullo stendardo iat (segno R12), già individuato da Giorgio Valdes nello scarabeo di S'Arcu e is Forros, dove sostiene il logo-pittogramma del dio  Re.

domenica 20 gennaio 2013

Sa perda scritta de "Corongiu de maùrra"

La pietra scritta di “Roccia di merlo”
di Francu Pilloni

Ho fatto un conto approssimativo: ci sarò passato vicino almeno mille volte nella mia vita, per asparagi, per funghi e per nidi da ragazzo, a caccia di pernici o di beccacce da adulto. All’andata, in salita, in genere viravo a destra o a sinistra del sentiero, entrando nel cisto a meno di trenta metri, ma al rientro in genere seguivo il sentiero in discesa, sul pulito, sfiorandola. Mai mi ero accorto che era scritta questa pietra che sta al bordo di quel pianoro di roccia che finisce a strapiombo, da cui si domina con lo sguardo la Giara per tutta la sua lunghezza, la valle sottostante e il versante opposto che sale dal fiume sino alle colline di S’ ‘Ecca de is Narbonis e Curuna, dietro cui si nascondono Baradili e Baressa verso sud e sud-est. A est poi si scorgono gli abitati di Sini e di Genuri, mentre quelli di Figu e di Gonnosnò sono nascosti dietro Bruncu de Frumini. A nord e a nord-est la vista si perde oltre Albagiara, sulla distesa della Barbaxana: nelle belle giornate d’inverno si vedono le cime bianche del Gennargentu.

sabato 19 gennaio 2013

Po prexeri, faimi’ unu caffè sentza de caffeina

de Efisio Loi

Apu lìgiu, in su blog cosa insoru, “Como chie semus?” de Nanni Falconi e “Sa vindita de Tziu Paddori” de Robertu Bolognesi. Si ndi boleis isciri, baxei e ligeisidhu. Seghendu a grussu, dha podeus incrutzariari aici: a parri de N.F., po su chi pertocat sa lìngua, is “intelletualis” funt sona sona e canta canta tra issus e issus e no arrennescint a intrari a mesu de sa genti po ndi dha storrari de s’italianu e po ndi dhi fari bodhiri su sardu un’atra borta. Si sighit aici, e non at a passari tempus meda, su sardu nci dh’at a acabbar’ a lìngua de is intelletualis. Ca is atrus, a su chi parit, non ndi bolint intèndiri. Balla càlliu! Dh’apu torrau, aciungendi ca po is indipendentistas puru est sa mantessi cosa:  si dha cantant e si dha sonanta sentza de arribbari a su populu ca est su chi contat.

venerdì 18 gennaio 2013

I documenti "ufficiali" della Sardegna arcaica (1 di 4)

di Atropa Belladonna

Mostro di seguito alcuni dei documenti testimoni di segni di scrittura sarda arcaica (a partire dall' epoca nuragica),  pubblicati su libri o riviste specializzati e/o esposti in Musei. I documenti, che chiameremo "ufficiali" sono di diversa complessità, andando dal singolo segno fino a sequenze più lunghe e complesse, passando per segni ideografici e possibilmente metrici. Non riporto alcuna interpretazione, se non in casi particolari. Poichè il catalogo è giocoforza parziale, ma già impressionante*, lo pubblico a puntate. Ringrazio Romina e Piero per l'aiuto e la collaborazione, e altri che mi hanno fornito materiale. Per ogni sezione metterò in prima posizione un documento caratterizzante, una sorta di logo che la rappresenti. Inizio con la parte forse meno coccolata da Gigi Sanna ed invece più cara all' Accademia: i segni/marchi singoli (o quasi), talvolta diplomaticamente definiti "decorazioni "plastiche". Per questa sezione ho scelto come logo un vaso stupendo, che reca in rilievo uno dei segni più caratteristici ed ubiquitari della Sardegna antica: quello variamente definito ad Y, a forcella, a gruccia o corniforme. 

LEGENDA: Immediatamente sotto la figura, la denominazione "ufficiale" del reperto. 
In rosso: riferimenti bibliografici accademici e/o  riconosciuti dagli organi ufficiali. 
In blu: altre pubblicazioni, quasi sempre di Gigi Sanna. MoMa = Mostra epigrafica di Macomer.

I. Singoli segni /"marchi" /"decorazioni plastiche"

1. Museo del territorio di Sedilo, vaso piriforme capanna 7, villaggio nuragico Iloi (inf. Umberto Soddu)

giovedì 17 gennaio 2013

S’acontèssida istrana de Dr. Jekyll e Sr. Hyde

tradutzione de Càrminu Pintore ( R.L. Stevenson, Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde)
(extracted from the last chapter of Sa relata de Jekyll a pitzu de s’acontèssidu)

[...] Intre de custos duos èsseres, oramai, nde depia seberare unu. Sas duas naturas meas teniant a cumone petzi sa memòria, ma totu sas àteras facultades non fiant partzidas in manera che pare. Jekyll, chi fiat unu misturu, a bias pistighingiadu meda, àteras bias cun gustu progetaiat e faghiat a mesu a pare de sos pragheres e de sas benturas de Hyde; Hyde, imbetzes, discoidaiat a Jekyll o, a su prus, l’ammentaiat comente su bandidu s’ammentat de su disterru in ue si cuaiat dae sa giustìtzia. Jekyll intendiat pagu de prus de s’incuru de unu babbu; Hyde pagu de prus de su discòidu de unu fìgiu. A seberare a Jekyll cheriat nàrrere sa morte de totu sos pragheres chi aia gosadu a cua pro tempus meda, e chi a ùrtimu aiant cumintzadu a mi soddisfàghere a prenu. A seberare a Hyde cheriat nàrrere a mòrrere a unu muntone de interessamentos e punnas e torrare de botu, e pro semper, unu remitanu; cheriat nàrrere a pèrdere cada amigu. Sa chistione baddu paret disuguale, craru, belle gasi b’aiat un’àteru cunsideru galu a fàghere, est a nàrrere: in su mentras Jekyll diat àere patidu meda in su fogu de s’astinèntzia, Hyde non diat àere tentu mancu sègheru de su chi perdiat. In custa cunditzione istrana, sos puntos de sa chistione fiant betzos e comunos che a s’òmine; sas pròpias tentatziones e sas matessi timòrias ghetant su dadu pro su pecadore in tentatzione e ispramadu; m’est costadu, che a sa prus parte manna de sos che pare meos, de seberare sa parte mègius, e de non nd’ischire a la mantènnere.

mercoledì 16 gennaio 2013

Monte Prama sculptures: where and when?

Fragment of a nuragic statue,
Monte Prama (Cabras, OR, Sardinia)
 From: G. Lilliu, Dal “betilo” aniconico
alla statuaria nuragica, StSard
1975-77, pp. 73-44
On January 14th 2013 there has been an open conference in Cabras (OR, Sardinia), during which Cristiano Carrus (mayor of Cabras) and Sergio Milia (Councillor for Culture of Regione Sardegna), have illustrated the terms of a programme dedicated  to the restored sculptures of  Monte Prama. Specifically, a programme dedicated to their hotly debated final destination and display.
Hotly but apparently uselessly, in that games are over and the project is defined. In short, 6 sculptures should for the moment go the the Civic Museum of  Cabras, homeland of the statues, and 27 to the National Archaeological Museum of Cagliari. In 2016, after an adequate structure will be built thanks to an incoming  2 million euros grant, Cabras should be able to host the majority of the sculptures - with 4 of them remaining in Cagliari. Last but not least, in spring 2013 archaeologists should start a new excavation campaign at Monte Prama.
This plan, in principle less complicated than it seems, should render tangible the so-called "diffused Museum", theorized by superintendant Marco Minoja, a project that also will involve the restoration center of Li Punti (SS), where the sculptures have been restored and reassembled.
The project of relocation and division has been seriously criticized by a group of people, including several famed archaeologists, who wish the sculptures to be exposed as a unicum in Cabras. The superintendant has replied that considering the statues as a unicum is fantarchaeology, so that it is ultimately not too bad to divide them. Do not ask me which is the rationale of his reasoning, because I never understand him: to my eyes he writes like a byzantine extraterrestrial. Even if  it is true that we do not know a lot about the original context of the statues, this is not a good reason to divide them-not to speak of the fact that they were found together in the same spot: scattered on a necropolis that we have all reasons to believe  is related to the sculptures.

martedì 15 gennaio 2013

Mario Monti, il Silvio e il Grillo. Assente Gianfranco.

di Francu Pilloni

Ah, GFP, quanto mi manchi! Mi manchi a tal punto che qualche volta non ci dormo la notte pensando a cosa avresti potuto dire tu dell’attualità politica. Mi manchi sì, ma non riesco ad esimermi dal ribattere a quanto suppongo che tu avresti scritto. Quello che scrivo, dunque, è ciò che mi sento di dire e di dissentire sull’analisi che io presumo avresti fatto. In una cosa però, e lo ammetto, sono d’accordo con te: hai paragonato la casta cui sei appartenuto, insomma i giornalisti italiani, alla schiera degli Ignavi che Dante descrive affannati dietro una bandiera, non si sa di che cosa. E mi è venuto in mente quanto hanno detto e scritto su Monti da due mesi a questa parte, in contrasto fra di essi e anche ciascuno con se stesso. I miei riferimenti sono più agresti, ben lontani dai McLuhan e altri sofisticati teorici della comunicazione, se arrivano a mala pena a Giulio Cesare Croce e al suo Bertoldo il quale, inseguito dai cani, liberò un coniglio che si tirò appresso la muta scagnante. Ricordi il Presidente Berlusconi del 2008/09? Alla domenica, o meglio ancora al sabato sera, sparava una cazzata megagalattica e sopra ci si buttava subito la muta dei cani, anzi la schiera degli Ignavi, a correre dietro la sparata presidenziale. E quando il clamore diminuiva, ecco un’altra bombetta a tirar su l’attenzione e il morale della muta che si contrastava e si contrapponeva come da copione. Berlusconi come Bertoldo, quindi: credo che sia io il primo a fare l’accostamento impuro.

lunedì 14 gennaio 2013

Foto del giorno: Il segno taurino di Su Coddu, Sa Londra e di Bau Porcu

Fig 1:  il segno taurino inciso nell'accettina-amuleto proveniente da raccolta superficiale dall'insediamento prenuragico di Bau Porcu (Or)  attribuito da G. Lilliu al panorama culturale di S.Michele Ozieri  (3200- 2800 a.C, ca.) (1); Fig 2: motivo corniforme scolpito in rilievo nell'anticella d'ingresso delle domus de janas  di Sa Londra (Alghero, SS), figura che G. Lilliu  accostò a quella di Bau Porcu (1) e  attribuì  anch'esso alla cultura Ozieri (2); Fig 3 : il "toro" ,cronologicamente più giovane (Eneolitico antico - Sub-Ozieri - ca. 2850-2600 a.C.) proveniente dalla capanna e pozzo dell'insediamento di Su Coddu (Selargius, Ca) (3).

domenica 13 gennaio 2013

Arrodedhas de concas de fusu su de jossu o su de susu?

de Efisio Loi

Arrodedhas-de-concas-de-fusu-si-e-jossu-o-si-e-susu?”. Fata sa mazina in palas de sa schina, tocada a su pipiu de tres, cuatur’annus, intzertari in cali pinnigosu serrau fut cuau  su boboi. Is pinnigosus arrodedhanta de asuta a pitzus e de pitzus a suta, fintzas a candu si frimanta, unu in pitz’e s’atru, abetendu a respùndiri a sa pregunta fata, arrodedha arrodedha e canta canta. Su notzentedhu, o notzentedha, prenu de ispera, si nci getada: “Su de jossu” oburu, “su de susu”.

Imparada, gioga gioga, totu cumenti podiat andari sa “sorti”. Si fut de ischilla bona e sentza de malitzia, agatendu sa manu bùdia candu iat iscioberau “su de susu”, sa borta infatu scioberada “su de jossu”. Ma chini faiat su giogu dhi podiat cuncordari sa brullixedha e su pipiu, a pagua pagu, si ndi sapiada ca su boboi ndi depiat bessiri, de una manu o de s’atera, o a primu o a poi. A cumandari fut e chini faiat sa “mazina”, ma pagu ndi dhi importada, ca tantis su tzucureddhu si dhu depiant ameari.

sabato 12 gennaio 2013

Il sovrintendente e la massima diffusione

Cristiano Carrus, sindaco di Cabras, ha finalmente dato la notizia: vi sono i fondi (due milioni di euro) per ampliare il museo civico di Cabras e poter così ospitare tutte le sculture di Monte Prama.  Apparentemente i tecnici sono già stati convocati per la messa a punto del progetto, ed i lavori dovrebbero venire ultimati per la fine del 2016. Dopodichè le statue restaurate dovrebbero essere  tutte visibili nel territorio cui appartengono, l' incantevole Sinis di Cabras. 
Figura 1: sin., frammento di statua da Monte Prama;
dx., doppio betilo dal santuario nuragico di S. Vittoria di Serri

venerdì 11 gennaio 2013

Arega pon-pon (15 e 16 di 16)

Ripasso: parte 12345, 6, 7-8, 9,10,11,12,13,14

Cronache dalla fine del mondo 15: December, 3, 2012 – H 10:27 UTC
Cagliari, rione Marina - Sardinia, Italy – H 11:27

Placido ricorse alle estreme riserve del suo spirito e calcolò la traiettoria della compagna intorno a lui. Si mosse lentissimamente, all’unica velocità che gli fosse al momento consentita.
Forse passò una stagione, forse un decennio; alla fine le sue labbra incontrarono le labbra di lei.
Erano l’uno di fronte all’altra, nel buio. Avevano sbattuto l’uno contro l’altra, nello scontro meno violento che la storia avrebbe potuto accertare, se mai storia ci fosse stata ancora.
Il seno della sua compagna cantava canzoni per istinto, per inclinazione, per dote naturale, ora contro il petto di Placido.
La cosa lo sorprese, ma non provocò piacere.
Quel seno che ballava e cantava era freddo, quanto il dito, quanto le labbra che immancabilmente presero a muoversi al buio, per comunicargli frammenti di parole, rottami di pensieri.
Placido fece fatica a decifrare i movimenti in un alfabeto fatto solo di un moto bidimensionale, di schiudersi e serrarsi di quelle labbra contro le sue.

giovedì 10 gennaio 2013

Gli šardiann degli Hittiti: chi erano?

di Atropa Belladonna

Vengono menzionati già nel XV secolo a.C., in lettere e raccolte di leggi del regno medio Hittita (1). La scrittura, in cuneiforme, è erratica e si i ritrova in almeno 5 forme  diverse: šardiies, šardiias, šartiias, šardiiann, šartiiann. (1) Ma chi erano e cosa facevano nella società Hittita? Spesso (spesso è molto relativo, in questo caso!) vengono  tradotti con “aiutanti”, ma la cosa non è così semplice: Hoffner scrive che il termine denota genericamente una persona o un gruppo di persone che offrono assistenza o supporto in varie evenienze (2). Vediamo prima di tutto il testo delle leggi §37 e §38 nella traduzione dello studioso (2):

mercoledì 9 gennaio 2013

No est beru chi non b’at prus rimèdiu

de Nanni Falcone

Onni tzitadinu sardu chi faeddat in sardu faghet polìtica linguìstica, gasi comente la faghet unu sardu chi faeddat in italianu in Sardigna. 
E gasi puru comente la faghet chie faeddat in sardu e in italianu.
Onni unu de issos mandat a chie l’ascurtat o a chie lu leghet unu messàgiu simbòlicu chi narat a cale perra s’est acoiladu. 
Ca neune bivet a banda in sa sotziedade e onni unu, in su fainare suo, faghet a bìdere ite pensat impitende una limba a su versu de un'àtera prus de cantu lu nèrgiat cun sas paràulas suas matessi.
No isco, ma non creo, si custu capitet fintzas in cuddas sotziedades chi ant solu una limba de riferimentu cun sa cale fraigat s’identidade sua. In una de cuddas sotziedades ue sa gente at sa fortuna de si regonnòschere faeddadores de sa limba issoro de riferimentu, e a sa cale annanghent totu sas limbas chi cherent, pro si relatare tra issos e sos istràngios.

Arega pon-pon (14 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 14: December, 3, 2012 – H 16:23 UTC
Caribbe – H 12:23

Sulla rena del Caribbe, la folla divenne moltitudine e il ronzio si rivelò per quello che era. Tutti avevano lo sguardo  al cielo, verso un cielo che aveva poco di blu, perché era lucido, grigio e pesante come il mercurio.
L’insetto spuntò dalle onde, grigio e lucente come il cielo. Una scolopendra gigantesca s’avviò sulla spiaggia. Risucchiò uomini, rena, donne, granchi e bambine. Li triturò passandoli da stomaco a stomaco, li amalgamò e li sputò di lato, sul bagnasciuga, ora a destra, ora a manca, nel suo procedere ondeggiante.
Nessuno pensò alla fuga o almeno a scansarsi, perché il fruscio fattosi atroce, li aveva paralizzati con lo sguardo all’insù. Nessuno si accorse dell’ecatombe, di quella che fu la distruzione di un intero popolo, di una quantità di genie, incrociate e bastarde, che avevano avuto secoli di sviluppo e di lotte. Soprattutto di lotte. Avevano lottato contro invasori, contro usurpatori, contro despoti e imbroglioni d’ogni specie. Avevano lottato soprattutto fra loro, fratelli contro fratelli. Sempre con una unica abbagliante idea fissa: siamo uguali, dobbiamo essere uguali. Liberi e eguali.

lunedì 7 gennaio 2013

Foto del giorno: teste

(1) Giovanni Lilliu, Il dolmen di Motorra (Dorgali, Nuoro), in Studi Sardi, XX, 1966, p. 74 ss.
(2) Alfonso Stiglitz, Raimondo Zucca (a cura di), Nurabolia – Narbolia, una villa di frontiera del Giudicato di Arborea,  Paolo Desogus, Nuoro, Solinas, 2005
(3) Giovanni Lilliu, La civiltà preistorica e nuragica in Sardegna, Accademia Naz. dei Lincei  (collana Memorie lincee.Scienze mor.,stor.,fil.IX), 2002

Nuvolette azzurrine all'orizzonte

di Efisio Loi

Questa mia la indirizzo a Gianfranco. Sono sicuro che se la ridacchia sotto i baffi. Io, per conto mio, un po’ ridacchio e un po’ m’incazzo. Dico mia in senso di lettera, aperta si intende, dal momento che anche tu la stai leggendo. Tu chi? Tu, tu che leggi e forse non dovresti. Qualcuno dovrà inventarlo un sistema di lettera aperta, leggibile da alcuni e da altri no, a scelta di chi scrive. Faccio per dire, leggibile solo da chi ti è simpatico oppure antipatico; e se ti sta simpatico un antipatico? Oppure leggibile solo dagli uomini o dalle donne o da chi non ha ancora deciso; tu cominci, “Cara Signora” e quello/a, “Signora mi sta bene, ma non sempre. Talvolta, mi sento più Signore”. O invece leggibile solo dai compagni o dai camerati. Tu attacchi, “Caro compagno/a ” e quello, “Compagno/a a me? Come si permette? Io sono di centro e non si azzardi a metterci un ‘–sinistra’ o un ‘–destra’ io sono di centro e basta. Io sono Montiano ”. Figuriamoci, troppa responsabilità.

Una sfinge con segno del Toro?

di Leonardo Melis

L’ennesima Sfinge o presunta tale. In Località gemella del Sinis: la città di Nura (Nora, in provincia di Cagliari). Ce la segnalò una nostra lettrice della città vicina, Pula.

sabato 5 gennaio 2013

Foto del giorno

Anfora cananea dell'VIII sec. a.C  ritrovata a S'Arcu e sos Forros (Villagrande Strisaili) e particolare di rilievo con geroglifici egizi dal tempio di Hathor, Serabit el Khadim  (miniere del Sinai), risalente al regno di Amenemhat III (ca. 1846 a.C  XII Dinastia)
Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico di Gigi Sanna
La Signora in giallo di Stella del Mattino e della Sera

venerdì 4 gennaio 2013

DETZIFRADU S’ALFABETU DE SA LIMBA SARDA NURÀGICA DAE PARTE DE SU PROF. GIGI SANNA

de LogoSardigna  

Prof. Gigi Sanna, comente si benit a èssere epigrafista de protoistoria?
S’epigrafia chi apo connotu e istudiau in antis de su 1995, cando fuo insegnante in su Liceo Clàssicu De Castro de Aristanis, fu sa de sas iscritziones fenìcias, latinas e grecas ebbia. Ma in s’annu issuba mentovau est capitada una cosa de importu mannu po s’istòria antiga de sa Sardigna. Sunt essias a pizu sas bator taulitas de brunzu, sas piticherreddeddas taulitas de Tzricotu de Crabas, chi jughent meda sinnos de iscritura antiga. Amos fatu connòschere a meda de sos istudiaos de s’Acadèmia de Casteddu sas immàgines fotogràficas (calcos de sos originales) de sas  taulitas. Ma pagos de issos ant crèfiu pònnere ogos e mente a cussos sinnos chi ant pensau chi fessint frassos o puru decoratziones sena importàntzia peruna. Ca sos nuràgicos, fu cosa notòria, no iscriiant!

giovedì 3 gennaio 2013

Arega pon-pon (13 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 13: December, 3, 2012 – H 16:23 UTC
Perù – H 11:23

Si sa che l’orecchio s’abitua ad una vibrazione dell’aria che gli conduce una nota continua e bassa. Insomma, dopo un lasso di tempo, il suono non s’avverte più.
Questo sarebbe capitato agli abitanti di Machu Picchu, o ai turisti, se vi fossero stati.
Si può dire che anche nella città sacra dell’Inca regnasse il silenzio, dato che non c’era orecchio umano a sentire la nota bassa e profonda e che, se ci fosse stato, si sarebbe abituato e non l’avrebbe percepito.
Un silenzio indotto, relativo, presunto, ipotizzato.
Fu l’Inca ad emergere dalla luce, perché il suo abito risplendeva d’azzurro,  in contrasto stridente col chiarore ocra dell’ambiente. Il suo viso luceva d’oro; i bagliori degli occhi si confondevano con i bagliori del disco che indossava intono al collo.

mercoledì 2 gennaio 2013

Oro e torques

di Atropa Belladonna


Figura 1. Bingia 'e Monti (Gonnostramatza, Oristano), tomba 
ipogeico-megalitica. Collier in oro a verga piena di sezione 
tonda, a capi aperti, appiattiti e ricurvi. 
Diam. 14 cm; spess. 0, 2, cm. Eneolitico Finale/Bronzo Antico. 
Museo Archeologico Nazionale, Cagliari (trentinocultura)
Eccolo qui, uno degli oggetti più incredibili del Mediterraneo: proviene dalla tomba ipogeico-megalitica di Bingia 'e Monti (Gonnostramatza, OR), contenente sepolture multiple. Il collier risale agli inizi del II millennio a.C. ed assegnato al livello della cultura campaniforme (Figura 1).

Ricetta dei culurgiones ogliastrini


di Giulia Demontis

Ingredienti per il ripieno: 

1kg. di formaggio pecorino fresco dolce grattugiato, con circa 1 mese di stagionatura
800gr. di patate bollite e schiacciate
½ bicchiere di olio d’oliva, (in antico si usava “olle seu”, grasso perirenale d’agnello!)
3 cucchiaini colmi di menta sminuzzata
2 spicchi d’aglio sminuzzati finemente
1 fetta di “casu e fitta”, formaggio freschissimo e salato, di tradizione sarda
1 bicchiere di latte (se occorre, per amalgamare il tutto)

procedimento per il ripieno: