venerdì 31 maggio 2013

Iscrizione egizia, ma con ....un tocco di cuneiforme!

Una formula shabti del Libro dei Morti, capitolo 6. Standard, per così dire: "O questo ushabti, se l’Osiride [nome del defunto] è chiamato per compiere tutti quei lavori che devono essere fatti laggiù nell’Oltretomba, …, tu dirai ‘eccomi’. Se tu sei chiamato in ogni momento per servire là, per coltivare i campi, per irrigare le rive del fiume, per trasportare la sabbia dell’est all’ovest e viceversa, tu dirai ‘eccomi’". Con una particolarità da sbatterci la testa, a rendere la parola "irrigare". La si trova tra le pubblicazioni del British Museum (1), ed è una vera e propria chicca.

giovedì 30 maggio 2013

Arsenico e vecchi bronzetti

di Atropa Belladonna

Finalmente evidenze dell' epoca in cui si passò dal rame arsenicato al rame addizionato di stagno per ottenere il bronzo, arrivano da studi di archeometallurgia (1). I reperti provengono dal cimitero dell'Età del bronzo di Enot Shuni, sulla costa israeliana a sud della baia di Haifa, da stratigrafie indisturbate ed ininterrotte (1). Lo stagno iniziò ad essere importato ed usato nel Vicino Oriente attorno alla prima età del bronzo IV (EB IV), ca.  2300-2000/1900 a.C. (Tab. 1) (dal rif. 2). Gli studiosi, combinando studi chimico-fisici sui reperti di Enot Shuni e databases esistenti, rilevano che nel periodo tra EB IV e MBII (2300-1530 a.C. ca), l'importazione di stagno crebbe del 103% , con il contemporaneo calo del 49% dei reperti in rame arsenicato (1).

mercoledì 29 maggio 2013

Foto del giorno: Gurob ship

Gurob Ship: modellino in legno di galea a remi di tipo egeo, datato 1186 -1295 a.C,  19°dinastia egizia ( Gurob (Fayyum - Egitto). Late Bronze–Early Iron transition,galley by Šrdn sailors (Wachsmann 2013)
Il modellino fu ritrovato durante gli scavi del 1920 condotti da G. Brunton e R. Engelbach, del team di W.F. Petrie, nella tomba 611 situata nell'area di inumazione identificata come Point H dell'insediamento urbano di Mr Wr, letteralmente "il grande canale", situato all'ingresso del corso d'acqua che porta al lago Fayum, oggi denominato Gurob.
Nel settore H, area di sepoltura di inumati appartenenti a classi sociali abbastanza elevate, sono state rilevate 10 tombe di cui 9 ad ipogeo che presentano un corridoio di discesa che conduce ad un vano utilizzato per sepolture multiple, ed una semplicemente a fossa che ospitava un singolo inumato poggiato su sabbia e avvolto in una stuoia intrecciata. Tutte le tombe risultano ascrivibili alla XIX dinastia (1292-1189 a.C.) (1).

martedì 28 maggio 2013

Foto del giorno: i critto-rebus di Amun-Re

A sin., una scrittura a rebus per il nome divino Amun-Re, di epoca tolemaica (1). Il pesce Tilapia nilotica è uno degli spelling di Re, mentre il segno per acqua, a zig-zag, dentro il segno per isola (ger. composto N102) è una scrittura a rebus per Amun (1,2). A dx., la barca solare (ger. P3, P4) un critto-rebus per Amun-Re (2).

La natura enoteistica ed androgina del dio nascosto Amun (JMN) ,che si manifesta (anche) come Re ed i suoi segni solari (es. pesce, scarabeo), viene magnificamente espressa negli inni ad Amun (3). Ne riporto di seguito un frammento:

lunedì 27 maggio 2013

Aidomaggiore (Sardegna). Il tetragramma/crittogramma di YHWH per la prima volta nella storia della scrittura.

di Gigi Sanna
dedicato a Mario De Zori*

Fig. 1. Il Nuraghe Sanilo di Aidomaggiore
1. La pietra e la scritta.

  La pietra di natura basaltica è stata rinvenuta nelle campagne di Aidomaggiore, nei pressi del Nuraghe Sanilo, alla fine del secolo scorso, insieme ad un altro gruppo di pietre  apparentemente anepigrafiche (1); pietre che forse dovevano trovarsi tutte nel medesimo grande santuario nuragico frequentato da pellegrini devoti all'unica divinità, di origine cananaica, e cioè YHW (Yhwh). Ha la forma di un parallelepipedo irregolare, con  misure generali (2) 60 in altezza X 55 in larghezza sull'unica  faccia che presenta segni di scrittura.
   Quanto all'individuazione di essi la pietra si presenta in condizioni ottimali se esclude una sola lettera della prima linea che, nella parte inferiore, è stata notevolmente danneggiata dall'azione dell'acqua e del vento. La sua lettura sarebbe risultata difficoltosa se non si fosse salvata una traccia consistente della parte superiore (v. più avanti).  

domenica 26 maggio 2013

venerdì 24 maggio 2013

PRÈMIU PINTORE: sos binchidores

Ospitiamo con piacere questo intervento di Diegu. Per chi non padroneggia la lingua sarda, rimando all' articolo su La Nuova Sardegna del 21 maggio. Giornalismo in limba, vince una sarda-indiana 

PRÈMIU PINTORE DE GIORNALISMU IN SARDU
de Diegu Corràine

Sabadu 18 de Maju 2013, in sa sala cunsiliare de sa Comuna de Irgoli, a sas h. 18,30, sunt istados proclamados sos binchidores de sa prima editzione de su PRÈMIU PINTORE de giornalismu in sardu (in ammentu de su giornalista e iscritore Giuanne Frantziscu Pintore, mortu in su 2012): Rachel FALCHI de Tàtari cun un’artìculu chi faeddat de sos problemas de s’ambiente e de sas neghes chi nde tenet s’òmine), Lisandru BECCU de Silanos (cun un’artìculu chi tratat de su pastoriu eris e oe), Andria PIRA e Giosepe FRORE de Nùgoro (chi ant iscritu paris s’artìculu premiadu “S’Iscòtzia e sa prospetiva de indipendèntzia” ma non ant pòdidu èssere presentes). Sos binchidores ant retzidu 100€ peròmine de prèmiu e unu sìmbulu apòsitu in tzeràmica fatu dae s’artista Mimmo Bove. Sos tres artìculos premiados ant a èssere publicados in su rivista in sardu EJA.

mercoledì 22 maggio 2013

La storia della Sardegna? «In Baviera e a Vienna»

a cura di Giovanni Masala

Da: La Nuova Sardegna, 07 maggio 2013, pag. 21, di Luciano Piras

Intervista alla studiosa tedesca Sabine Enders sulla sua ultima pubblicazione:
Sabine Enders

Vincenzo Bacallar Sanna, La Sardegna Paraninfa della Pace e un piano segreto per la sovranità. 1712-1714, Stoccarda 2013, a cura di Sabine Enders, traduzioni a cura di Cesarina de Montis e Giuanne Masala (www.sardinnia.it)

Il Regno di Sardegna ha bisogno di un Re, ma di un Re che possa risiedervi personalmente... poiché, senza esagerare, il Regno di Sardegna diverrebbe sicuramente, per la presenza del suo Re, un vero paradiso terrestre...
«Sì, è una frase scritta da Vincenzo Bacallar Sanna nel 1714. La Sardegna, allora, era sempre stata sotto il dominio dei viceré spagnoli. E Bacallar auspicava un miglioramento della situazione economico-sociale dell’isola. Pensava, infatti, che la realtà politica della Sardegna potesse migliorare con un proprio re che risiedesse qui in terra di Sardegna».

martedì 21 maggio 2013

La spada e l' ascia della regina Ahhotep

Figura 1: la preziosa daga dalla tomba della regina Ahhotep I (XVI sec. a.C.)
Fa quello che deve fare un'arma da taglio: colpire, anche a distanza di oltre 3500 anni. Colpisce per la sua incredibile bellezza questa daga, rivestita in electrum, argento e pietre preziose. Proviene dalla tomba di Ahhotep I (1), regina della XVII dinastia egizia e madre di Ahmose I, fondatore della XVIII dinastia: il faraone tebano che, attorno al 1530 a.C., scacciò gli Hyksos dall' Egitto.
Madre e figlio recano, inglobato nel proprio, il nome del dio lunare Iah o Ah: Iah è soddisfatto e Nato da Iah rispettivamente. 

L'impugnatura della daga è straordinaria: termina ad un'estremità con due teste di toro (su entrambe le facce dell'arma) rivestite d'oro, dall' altra con quattro testine della dea "bovina" Hathor. Da qualche parte, non ho ben capito dove, vi è inciso anche il nome del figlio, Ahmose I (2). 

domenica 19 maggio 2013

I gruppi umani, gli scambi, l'agricoltura e l'arte pre-protostorica della Sardegna - nuovo studio. II

di Marcello Cabriolu

Innanzitutto preme sottolineare che dal punto di vista culturale l’arte del Paleolitico Superiore debba essere considerata come un’unità omogenea, non subordinata a luoghi ben precisi o tempi particolari, ma di certo palesemente elaborata rispettando gli stessi canoni ovunque: scelta di ma di certo palesemente elaborata rispettando gli stessi canoni ovunque: scelta di contesti molto simili, medesime tecniche di produzione di immagini, medesimi temi riprodotti quali grandi animali, pochissimi esseri umani e segni geometrici[1]. In secondo luogo, secondo studi antropologici autorevoli[2], i simboli non figurativi mostrano chiaramente un’intenzionalità di realizzazione da parte degli ideatori stessi, oltre a manifestare un significato intrinseco purtroppo per noi ancora incompreso, probabilmente ben più importante dell’intenzionalità nel realizzare le figure riconoscibili[3]. Per via della carenza di cronologie assolute, relative alle manifestazioni di arte rupestre, l’analisi finalizzata a datare delle figure deve obbligatoriamente operare nella ricerca di confronti e comparazioni, sia delle forme che degli elementi impiegati, con altri contesti corrispondenti per manifestazioni artistiche. L’assenza quindi di materiali archeologici associabili (nei casi peninsulari portati a paragone) ha permesso unicamente un confronto iconografico.

sabato 18 maggio 2013

La realtà autentica, oltre l' apparenza

di Atropa Belladonna

[..]quasi che il volto umano che i sudditi vedevano riprodotto nella statua fosse solo apparenza rispetto ad una realtà più profonda e più vera (anzi, l' unica vera) costituita dalla natura divina (il falco) che si celava dietro di esso: inconoscibile per mezzo dei sensi degli esseri umani, ma non per questo meno vera e meno presente. (1)



Figura 1. Sin., statua di Djoser (ca. 2680 a.C.; III dinastia). Dx, statua in diorite di Chefren (ca. 2570-2465 a.C., IV dinastia). 

venerdì 17 maggio 2013

Lo stradone

di Giancarlo Negri

Lo stradone va, oltre le ultime case sparse,
a bucare come una punta l'azzurro.
Sbuffi di vento spingono foglie sul grigio
a tracciare morbide forme.
Tra il filare di pioppi si insinuano raggi spezzati,
fila di remi immobili, prima del grido a battere.
Il bimbo correndo si fa sulla strada e guarda al fondo, curioso,
come cercando lontano.
Il canto antico di chioccia batte fresco sul muro
e rimbalza nella valle silente.
Come bozzolo di baco vien prima avanzando carponi,
poi a passi incerti e infin si erge
minuta figura di forma incerta.

giovedì 16 maggio 2013

The document of Palmavera: still there

Yes, it is still there. Undoubtely written, undoubtely from a nuragic site and a nuragic context: the complex of Palmavera (Alghero, SS). Palmavera is generally held as a paradigmatic case of non-integration with incoming new cultures, such as the so-called Phoenicians: for its entire existence it remained genuinely nuragic.

Fig. 1. The document of Palmavera: enlargement of the written part. On the right, the colors have been inverted, to evidence the letters. See fig. 2 for the full size document. 
The object was, and still is, inside showcase Nr. 26, labeled with “Nuraghe Palmavera, Alghero, XV-IX century BC”. Defined as: “Large spindle-whorle or pawl for a rope ladder” and bears the inventory Nr. 618, 2471 Alghero-Sassari

mercoledì 15 maggio 2013

BINCHIDORES de su PRÈMIU PINTORE

de Diegu Corràine

Bos invito a èssere presentes in custa manifestatzione e bos prego de nd'informare sos amigos bostros:

Editziones Papiros e Comuna de Irgoli 
ant a annuntziare
sos BINCHIDORES de su
“PRÈMIU PINTORE” de giornalismu in sardu
(in ammentu de su giornalista e iscritore Giuanne Frantziscu Pintore, mortu in su 2012), 
sabadu 18 de Maju 2013 
in sa sala cunsiliare de sa Comuna de Irgoli 
a sas h. 18,30.

martedì 14 maggio 2013

Lo scarabeo di Monte Prama, 1979-2013

Davvero brava Cinzia Olianas (1) ad individuare un nuovo scarabeo o scaraboide simile a quello di Monte Prama (2) (vd. figura 1). Un bell' anno per il sigillo in steatite invetriata della tomba 25, dopo l' analisi archeometrica che ha finalmente permesso di definirne composizione e tecnologia di manifattura (3). Un tecnologia che richiedeva temperature superiori ai 1000 gradi e che rimanda al Nuovo Regno dell' antico Egitto (1550-1069 a.C., dinastie XVIII-XX) (3). 

Figura 1. a. sigillo di Monte Prama, tomba XXV (2); b. lo scarabeo del catalogo Tiradritti (1,3)
L' analisi formale rimanda ad un periodo un pò più ampio, con uno stile grafico che inizia con la XIV dinastia ed arriva fino alla XXI (quindi 1790-943 a.C. ca) (1, 4d,g,m,n,) e comprende anche esemplari rinvenuti fuori dall' Egitto, seppure il motivo, nello specifico, sia piuttosto raro.  Olianas ha rintracciato lo scarabeo di figura 1b nel catalogo Tiradritti di scarabei Siro-Palestinesi (5), dove lo si attribuisce alla XIV dinastia (1,5 e sito del Museo Archeologico di Milano ). 

lunedì 13 maggio 2013

Una lettera

di Maria Rita Piras

Carissimi,
in un momento di pausa e di riflessione, riesco finalmente ad entrare in questo bellissimo blog per comunicare il mio stato d’animo e i miei sentimenti in riferimento alle recenti vicende che hanno visto coinvolti Gigi, Aba e me nell’ampio e acceso dibattito sulla scrittura nuragica, inaspritosi in occasione del Convegno tenutosi a Sassari il 9 febbraio presso la Facoltà di Medicina.

  Nonostante il sostegno e la stima del Prof. Rosati, non nego di aver provato un grande senso di amarezza e di dolore nel prendere atto dei tentativi di ostacolare in ambito universitario la possibilità di far liberamente circolare idee, pensieri, conoscenze nel contesto di una dialettica costruttiva, limpida, cristallina. Trascorro la maggior parte del mio tempo a contatto del disagio di persone che soffrono per gravi e irreversibili patologie e a causa di ciò la mia visione della realtà è estremamente pragmatica e rivolta a ciò che è veramente essenziale ed importante (importante è l’amicizia, la solidarietà, il prendersi cura). La conoscenza scientifica è ormai divenuta indispensabile per garantire la qualità delle cure e dell’assistenza medica, e per me che mi occupo di Neuroscienze Cognitive e di Neurolinguistica a scopo diagnostico e riabilitativo  è diventato sempre più importante approfondire tematiche interdisciplinari che consentano una migliore comprensione dei meccanismi cerebrali che controllano non solo il linguaggio orale, ma anche quello scritto.

domenica 12 maggio 2013

Foto del giorno: scrivere "con" i vasi ed i troni

a. Vaso a forma del geroglifico per cuore (F34) (b) con iscrizione di Hatshepsut, Tebe (XV sec a.C., XVIII dinastia) (1);  c. vaso a forma di nefer (bellezza, bontà, felicità ecc.), con tre segni nefer ripetuti sul vaso stesso; tomba di Kha, XVIII dinastia, Deir-el-Medina (1)

sabato 11 maggio 2013

Gli enigmi di Francesco:soluzione

di Francesco Masia

La composizione che vi ho proposto risale a molti anni fa (divagazioni lungo l’università, diciamo), quando risultò l’approdo (senza ambizioni e di fatto sterile) di una sorta di studio (o divagazione, appunto) sulle geometrie illusorie alla Escher, il maestro olandese delle distorsioni e delle costruzioni impossibili (Maurits Cornelis Escher, 1898-1972).
La trasformazione di una particolare figura mi ispirò, evidentemente, a immaginare quei piani artificiosamente spianati come righe pronte ad accogliere un testo.

venerdì 10 maggio 2013

NO POTHO REPOSARE

 No potho reposare,video
Una delle più belle voci del Mediterraneo, l' indimenticabile Andrea Parodi.

DDI NARÀNT ROSSANA (o siat: De sa timorìa de biviri)

de Francu Pilloni

Ddi narànt Rossana, ma totus dda zerriànt Nana, mancai essit sa prus arta de is quattru ch’indi fuant caladas de sa Renault birdi, firmada in s’arena de sa praia de sa Strada 26 de Arborea, a ora de mesudì de unu merculis calisisiat de su mesi de argiolas de su 1964.
Immagine da questo sito
Gigi e deu, ingenungaus facci a pari ananti a una sindria de dexi chilus comporada po prandi, no hiaus arziau de ogu. S’autista fut basciotta e beni posta, is pilus curzus e s’umbra de una frangetta in fronti. Fuant passadas a palas de Gigi, citidas e in fila indiana, firmendusì a trettu chi no pozzaiaus intendi su chi narànt. No serbiat a fai nudda po si fai biri; fuaus is unicus duus mascus in totu sa praia e issas is unicas feminas chi’hiant tentu s’idea de andai a mari po sa primu borta in cuss’istadi, a poni in menti a is cambas lisas e spilidas a friscu.

giovedì 9 maggio 2013

Grutta I De Longu Fresu, Seulo

Una singolare pratica riportata per un tumulo funerario a West Kennet, Avebury (UK): il cranio di un bambino, posizionato sul pavimento, nella parte terminale di una lunga grotta. Il cranio è datato al 3800 a.C. (Figura 1).

Fig. 1.  Plan of the equinoctial long barrow at West Kennet, Avebury, England. The child’s skull was positioned on the floor at the far western end. The letter V marks the stone carved with a vulva 2 m long. The lintel between Stones 7 and 36 is carved as a deer (da 1).

La stessa procedura fu eseguita, ma 400 anni prima, nella "Grutta I De Longu Fresu", affacciantesi sul Riu Su Longu Fresu e lunga 20 metri, nei pressi di Seulo.

sabato 4 maggio 2013

Stefan J. Wimmer ed il mandolino

di Atropa Belladonna
dedicato a Gianfranco Pintore

Caro Gianfranco, 
quello che segue è un "post nel cassetto": fu scritto oltre un mese fa. Ho ponderato a lungo se pubblicarlo o meno. La recente, allucinante conversazione sulla pagina de La Nuova,  durante la discussione sull' articolo di Marcello Madau, mi ha indotto prima ad eliminarlo dalla programmazione, poi a rimetterlo in lista. Ad un senso di inutilità ed all' impressione di vivere in un mondo parallelo, dove tutti i valori sono a gambe all' aria, si è gradualmente sostituito l' orgoglio della studiosa ed il dovere di informare i nostri lettori. Devono sapere, glielo devo. Con una nota: la "stroncatura" di un noto epigrafista che, come si vedrà, è stato chiaramente istruito e poi ha riportato fedelmente ai suoi "amici" la risposta che mi ha dato, posso affermare ora, serenamente, che per me vale nulla. E grazie a te del tuo silenzioso aiuto, mio indimenticabile amico.

Nel febbraio 2010 mi capitò di vedere un documento epigrafico che mi colpì molto, per vari motivi che non sto a ripetere; ne scrissi sul blog di Gianfranco: Deserto del Negev: un nuovo documento proto-sinaitico. Sul documento c'era già una pubblicazione: Stefan Jacob Wimmer, Die Schrift aus der Wüste. Eine neu entdeckte Inschrift aus Timna/Israel, Blätter Abrahams 8, 2009, 89-104, perciò contattai l' autore, Stefan J. Wimmer, un egittologo ed orientalista della  Ludwig-Maximilians-Universität di München. Fu molto gentile e mi disse che quella in realtà era una pre-pubblicazione, ne stava preparando una più corposa. Mio marito la ordinò per me, dalla Germania, perchè il pagamento era più semplice. 
Wimmer mi chiese come mai mi interessavo di una cosa simile, ed io glielo dissi. Gli mandai il libro "La Stele di Nora"(Gigi Sanna 2009, con mia traduzione). Il 1 marzo gli arrivò; il 6 di marzo mi scrisse  il messaggio che mostro qui sotto.

Non preoccupatevi, non sto violando nessuna privacy, visto che questo mail è inspiegabilmente uscito dalla mia casella postale ed è stato pubblicato, nella sua forma integrale, su facebook. Non da me, ovviamente, ma dal Signore dei 1000 nomi, per l' occasione Nora Panorgios. Ma vediamo la lettera di Wimmer:

CANZONE DEL MAGGIO

versione originale

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
Immagine da questo sito
se la paura di guardare vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il vento gli avete fatto perdere tempo.

E se vi siete detti non sta succedendo niente
le fabbriche riapriranno arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco
voi siete stati lo strumento per farci perdere un sacco di tempo

Se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie, di noi teppisti, di noi ribelli
lasciandoci in buona fede sanguinare sui marciapiede
anche se ora ve ne fregate voi quella notte voi c’eravate

venerdì 3 maggio 2013

Caro Momo Zucca cun mimi non fruchis! (III)

di Gigi Sanna
vd. I parte, II parte


Fig. 1

Caro Momo Zucca, questa, così come le altre tre che ho postato nella 'Lettera aperta a Paolo Maninchedda', è una bella pietra scritta . E, guarda davvero come vanno le cose in archeologia e in epigrafia,  reca  la 'esse', carina carina, di Sextus Nipius o di Sextus Vipio, i ricchi mercanti romani collezionisti di navicelle e, di quando in quando, anche di pregevoli 'fiaschette del pellegrino' comperate durante le missioni  punitive nel profondo della  Barbagia.  
  Si dà il caso però che le lettere agglutinate che stanno sotto quella lettera e che formano uno strano  tetragramma, non siano, come quelle del bronzetto oristanese, né  romane né cipriote. Che tipo di consonanti sono allora? Le sapresti  leggere? Tu storico insigne della problematica della scrittura nuragica? Tu tuttologo e scienziato dell' assolutamente no? Tu, così sicuro conoscitore di tipologie di scrittura presenti in uno spillo, le sapresti individuare una per una? Comparare con altre una per una? Oppure ritieni il tutto banale esito dello sfregamento e del sollevamento di pale meccaniche o, ancora una volta, un  'lusus' dei lavoratori al seguito del mezzo? Oppure un falso bello e buono?

"L'emozione di trovarsi proprio lì..."


giovedì 2 maggio 2013

Foto del giorno: statua-stele di Samugheo


Cardu pinzone, cardu pintu, cardu biancu

de Nanni Falconi

Cardu pinzone, cardu pintu, cardu nieddu, cardu biancu, cardu anzoninu, cardu aininu, cardu mele,
Cynara cardunculus
balla-ti-solu, terra furada, land grabbing, cardu iscartzofa, e ande s'iscartzofada chi nd'at a essire fora si bi la sighimus cun cust'idea. O cardu istranzu at a èssere su chi ant a seminare in sa Nurra e in aterue pro nde fàghere energia pulida?
De cale si siat su tipu siat su cardu, nostranu o istranzu, nois sardos semus ustinados a nos nche l'agatare in cuddu logu.
E tando non cherides bois chi sa "Monsanto" no apat preparadu unu bellu diserbante chi nche ochiet cuss'erba mala de su trigu? O de s'òrgiu, o de calisisiat àteru tzereale chi como sun bènnidos a èssere infestantes? Ello nono. Ca custas cosas andant in puresa pro rèndere. Diserbante a etòlitros e contzimes a tonelladas, chi si no su cardu non banderat. E cando amus a ispònnere custu machine, gasi comente amus fatu cun totu cuddas cosas chi aiant arrastu de "afare" in Sardigna, nos amus a remonire tancas e terrinos bagadios e atossicados.

mercoledì 1 maggio 2013

I gruppi umani, gli scambi, l'agricoltura e l'arte pre-protostorica della Sardegna

di Marcello Cabriolu 

Attraverso precedenti studi[1] si è osservato come la Sardegna del Paleolitico Superiore abbia ricevuto apporti umani continui[2] in un periodo ben definito compreso tra il 36000 BP e il 15000 BP[3], sia da sia da parte di popolazioni stanziate nel sud della Francia e sui Pirenei che da gruppi umani, i quali, provenendo dal Medio Oriente, attraversarono l’Europa Centrale. 

In merito all’origine  dei popoli si sono compiuti studi genetici che hanno permesso di individuare una decina circa di “gruppi genetici” presenti in Europa[4]. Questi principali “gruppi genetici” incidenti per il 74% della popolazione sarda attuale sono gli aplogruppi I, R, G e J[5] di antichissima origine che ci confermano come la Sardegna, nel Paleolitico Superiore abbia ricevuto apporti umani da gruppi di individui formatisi, almeno per l’80%, nell’Europa Centrale, nella penisola Balcanica, nelle steppe euroasiatiche e nel Caucaso[6].


Foto del giorno: l' alberello di Perdu Pes

Sulla destra il grande masso incorporato nella capanna di Perdu Pes (Paulilatino). Sulla sinistra, il raro segno geroglifico della palma, su una tavoletta del più antico periodo dinastico egiziano.