domenica 21 dicembre 2014

Buon Natale da Selargius. Cos'è la cosiddetta Tanit? Lo spiega un coccio-tavoletta nuragica di 'Su Pranu'.

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna, Carlo Desogus e Roberto Scalas. 

1. I cocci di Orani e le numerose Tanit nuragiche. 


Fig. 1                                               Fig. 2
Che le cosiddette Tanit siano di invenzione e produzione sarda nuragica e affatto punica (1) lo aveva  intuito e sostenuto per primo Giulio Chironi in una nota e ora famosa risposta piccata di venti anni fa dello studioso all' archeologo Giovanni Lilliu, quest'ultimo del tutto incredulo di fronte all'iconografia e alla scrittura di quattro cocci (v. fig. 3 -4 -5 -6) trovati presso una vigna ed un nuraghe in Orani (2).  

Fig. 3                                          Fig. 4                              Fig. 5

Fig.6                                                                                 Trascrizione 

Ritrovamenti documentari precedenti e successivi confermano questa incredibile quanto indiscutibile verità con  la raffigurazione su bronzo, su ceramica e su pietra dell'intrigante figurina . E' il caso dei sigilli bronzei A3, A4, A5 del Nuraghe Tzricotu di Cabras (v. fig. 7), della pietra di Baratili (fig.8), della pietra di Zeddiani (v. fig. 9),  della pietra di Siapiccia (v. fig. 10), dell'amuleto bronzeo di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (fig. 11), della pietra del Nuraghe Aiga di Abbasanta (fig. 12).


Fig. 7


Fig.8                                                                Trascrizione
Fig. 9                                                                                          Fig. 10  


 Fig.11                                                   Fig. 12                                                             trascrizione


2. Altre Tanit simili con valore consonantico acrofonico identico

   A queste figure di Tanit,  per così dire 'classiche', si possono associare quelle che, a nostro giudizio, non sono nient' altro che evidenti varianti iconografiche dello stesso segno e cioè simboli grafici con lo stesso valore fonetico.  Si veda la Tanit della fonte di Dorgali (fig 13), quella  della pietra marina di Tortolì (fig. 14), quella del dischetto di Gesico (fig. 15), la Tanit del cosiddetto 'brassard' di Is Locci Santus di San Giovanni Suergiu (fig.16), la Tanit stessa di uno dei cocci di Orani (fig. 3), quella  del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta (fig. 17), quella del concio della chiesa di San Pietro extra muros di Bosa (fig. 18), quella della Grotta Verde di Alghero (fig. 19) e quella del concio della Chiesetta di S.Antonio di Tresnuraghes (20). 


  Fig.13                                                                                     Fig.14


Fig.15                                                                                 Fig. 16


 Fig 17                                                                                    Fig.18
Fig. 19                                                                              Fig. 20
Riteniamo che una tabella comparativa possa servire a comprendere in primo luogo il numero elevato di simboli simili della lettera di origine (3) protosinaitica (hê) presenti nei documenti nuragici e ad evidenziare la somiglianza tipologica di essi.


3. Il coccio di Su Padru di Selargius. Lettura superficiale e lettura profonda. Il rombo, la svastica e il numero quattro.  I valori fonetici del supporto.  

    Alcuni anni fa venne rinvenuto da Carlo Desogus e Roberto Scalas, nel sito archeologico in località Su Padru di Selargius (4), un coccio con segni di scrittura appartenente ad un recipiente di fattura nuragica. Sulla superficie in basso di esso si notano graffite le chiare lettere 'ayin a cerchiello (visibile per tre quarti), lamed (orientata a destra), hē (cosiddetta Tanit ),  taw.  C'è scritto cioè, almeno apparentemente, על  ה תו ('ol hȇ taw).
     La lettura della breve scritta non offre notevoli difficoltà perché integrando (fig.21) il testo alla sinistra di essa con una 'beth' si ottiene בעל ה תו e cioè 'Segno di Lui Signore'. Si ricava cioè che il segno della cosiddetta Tanit  di cui si è detto sopra,  è segno (grafico) o simbolo del Signore YHWH בעל ה
Fig. 21
Non è chi non veda che l'antico scriba selargino (?) ha inciso nel coccio un'espressione che fornisce un  dato scientifico molto chiaro e di eccezionale importanza per noi: che il segno raffigurato a Tanit è il simbolo del Signore yhwh. Quindi possiamo affermare che per la prima volta nella storia dell'archeologia e dell'epigrafia del Mediterraneo orientale ed occidentale riusciamo a comprendere, con più che sufficiente chiarezza, in virtù della non contestabile documentazione scritta nuragica, il valore preciso dell'enigmatica figurina e il perché della sua vasta diffusione in Sardegna e non solo in Sardegna (5).
    Essa rappresenta la divinità YH (YHH, YHW, YHWH) di antica origine cananaica, quindi sarda e poi israelitica; è la successiva e famosa 'Panè Ba'al' פנה בעל, ovvero l'immagine del Signore ritenuta, a torto,  appartenere alla religione fenico -punica (6).
     Non inganni però questa immediata e  'semplice'  lettura perché nella scrittura nuragica a rebus tutto il testo e tutti i segni vanno sempre esaminati con acribia e cioè con il massimo dell'osservazione e dell'attenzione meticolosa.  Se si vuole comprendere bene e nel profondo  nessun dettaglio, anche minimo, va trascurato (7)
    Infatti, l'esame puntuale ci fa scoprire in primo luogo che la λοξότης (8) del supporto avverte che quella scritta va esaminata tutta attentamente, molto attentamente, a partire già dallo stesso supporto che, come di norma  nella scrittura nuragica (9) assume valore fonetico (in genere logografico).
    Quindi avendo noi l'ideogramma rombo, ovvero il valore del 'quattro', aggiungeremo  alla sequenza  בעל ה תו  la voce (10) semitica cananaico - ebraica  עז (forza). 


In secondo luogo scopriamo che la cosiddetta Tanit non è una Tanit - per così dire -  'classica' ma presenta la testina romboidale come si nota in una delle Tanit dei cocci di Orani (11) e in quella della pietra di Baratili (12). Ma ci fa scoprire anche che le braccia sono anomale perché riproducono uno dei bracci della svastica (13) in modo quasi identico (la differenza consiste nella direzione di rotazione di essa)  a quello della Tanit di Baratili.
   Mettiamo a confronto le tre Tanit per vedere meglio e somiglianze e differenze.


 Risulta allora evidente  che la Tanit di Selargius è, come gli altri due, un simbolo complesso, polisemico (14) con valore logografico di 'forza' ('oz) e di 'immortalità' ('olm עולם) oltre che con quello consueto acrofonico della consonante aspirata (h < hll הלל). Naturalmente il valore fonetico suddetto deriva dagli ideogrammi del rombo -testa  e della svastica -braccia.
   Se osserviamo infine con uguale acribia l'ultimo segno alla destra della Tanit (che risulta essere piccolo e meno perspicuo ma comunque sufficientemente visibile e leggibile e cioè il taw)  riusciremo, anche con l'aiuto della fotografia e della grafica, non solo  a diradare ogni dubbio sulla sua presenza nel coccio ma anche sulle sue reali fattezze. Per questo motivo aumentiamo sensibilmente di diverse volte la dimensione della foto e trascriviamo il dato ottenuto. Avremo (fig. 22) non soltanto un simbolo a X e cioè una 'taw', ma una strana 'taw': ad andamento a svastica e con le estremità delle due barrette oblique fornite di un punto.
Fig. 22                                       Trascrizione
Ricaviamo quindi un altro segno polisemico, dove, diremmo con mirabile capacità di  'variatio' con microscrittura, si ottengono gli stessi precisi valori logografici del precedente, ovvero sia quello di 'forza' ('oz עז) o del 'quattro (quattro = rombo) sia quello dell'immortalità עולם dato dalla svastica (stavolta completa con i quattro bracci). Sommando il dato precedente notiamo quindi la presenza di tre  + tre segni sempre  agglutinati e cioè il rombo (forza), la svastica (immortalità), la lettera 'hē' (Lui/Lei) + quattro (forza), la svastica (immortalità) e  taw (segno).
    Una seconda tabella  ci permetterà di capire tutta la sequenza ottenuta non più, come la precedente (v. supra), sul piano sintetico ma su quello analitico, cioè sul piano della disarticolazione dei due ultimi segni forniti di più valori fonetici:

 Il significato della scritta sarà allora : עז בעל עז עולם ה עז עולם תו Forza del Signore/ forza immortale di Lui / forza immortale del segno.
      Come però facilmente si può rilevare ed obiettare, il testo risulta disorganico nella prima parte perché monco, con un 'pendens' 'oz ba'al עזבעל che non riporta l'iterata espressione dei due segni finali ovvero עז עולמ (forza immortale). La soluzione dell' aporia non può che essere data da uno e un solo elemento trascurato e cioè il valore completo del supporto in ceramica. Infatti, di esso abbiamo tenuto in considerazione il valore del rombo ma abbiamo completamente trascurato  il significato del materiale di cui è fatto, ovvero la ceramica che allude, con ogni probabilità, alla sua non deperibilità e cioè all'eternità (15).
    Scopriamo così che la voce  mancante עולמ per 'logica' prima della voce ba'al, ovvero quella di  immortale, è data dal supporto, in 'variatio' e in  maniera ancora più criptata dei due agglutinamenti presenti nei due ultimi segni ( e taw),  Abbiamo quindi, con l'aggiunta di un terzo עולמ il significato preciso della scritta che è il seguente:

עז עולם בעל עז עולם ה עז עולם תו  

forza immortale di ba'al
forza immortale di Lui (yhwh)
forza immortale del segno  

  Crediamo che una tabella ancora possa contribuire meglio, con l'aggiunta dell'ultimo dettaglio, tutta la lettura analitica o seconda lettura del coccio - tavoletta (16) epigrafica di Su Padru di Selargius . 



4. La scritta della tavoletta  di Su Padru  e l'ennesima conferma della validità della 'griglia di Sassari'.

 Lasciando ai volenterosi la (onnipresente) scrittura numerologica e quindi la terza lettura (17), ancora più criptata, della scritta del coccio - tavoletta, ci piace invece rimarcare, ancora una volta (18), la validità della cosiddetta  'griglia di Sassari' (19) per quanto riguarda la scrittura nuragica in generale osservata in diacronia.  
   Noi ovviamente non sappiamo datare con precisione l'età della ceramica selargina, forse riconducibile,  stando alla tipologia di alcuni dei segni (20), come data più bassa, all'inizio della seconda metà del primo Millennio a.C., ma è del tutto pacifico che lo scriba si è perfettamente uniformato ai criteri (praticamente tutti) in uso, ormai da secoli e secoli, nella scrittura 'geroglifica' o scrittura sacra nuragica.

   Infatti notiamo la presenza :


a) Della scrittura di ispirazione protocananaica in mix (lettere arcaiche miste a lettere più recenti)
b) Del  ricorso alla pittografia e ai segni lineari.
c) Del  ricorso all'ideografia (numeri e figure geometriche) e alla logografia (un segno una parola)   
d) Del  ricorso all'agglutinamento (il 'nesso' negli ultimi due segni)
e) Del ricorso alla polisemia (un segno con più valori)
f) Del ricorso al determinativo (segno 'hȇ' per indicare la divinità)
g) Della numerologia (presenza ossessiva del 'tre', segno del Dio)
h) Della lettura varia (una scrittura semplice sintetica, una più complessa analitica e una numerologica)
i) Del valore fonetico del supporto su base ideografica e logografica

Note ed indicazioni bibliografiche 

1. Sino a qualche anno fa la cosiddetta Tanit era ritenuta del periodo punico, risalente cioè al massimo al IV - III secolo a.C. V. Barreca F., 1986,  La civiltà fenicio-punica in Sardegna, Delfino Sassari, pp 155 - 168;  Tore G., 1997, Su una stele punica: considerazioni sul cosiddetto 'segno Tanit' in Sardegna, AA.VV. Alle origini della classicità. Il Mediterraneo tra tradizione e innovazione. Studi in onore di Sabatino Moscati (a cura di E. Acquaro), Pisa -Roma , pp. 957 – 983; Stiglitz A., 1999, Il segno di Tanit  in Sardegna. Contributo al catalogo; in  Quaderni della soprintendenza di Cagliari e di Oristano,  16 (estratto)
2.  Per tutta la vicenda e la problematica riguardante i cosiddetti 'cocci di Orani' si veda Atropa Belladonna, 2012, L'incredibilestoria dei cocci di Orani e le antichissime Tanit sarde, in monteprama blog (11 Novembre); eadem, 2013, I cocci di Orani: 2580 click e un silenzio dapermafrost; in Monteprama blog (17 Ottobre); Sanna G., 2012, Tanit,il Toro eterno celeste e i versetti 3 e 4 del libro della Genesi (II); in Monte Prama Blog (21 Novembre).
 3. L'origine grafica del simbolo con valore fonetico hē è da ricercarsi nella scrittura cosiddetta protosinaitica. V. soprattutto Cross F.M., 1967,  The Origin and Early Evolution of the Alphabet; in Eretz Israel, VIII; Naveh J., 1987,  Early History of the Alphabet, Jerusalem ;  Colless B.E, 1991, The Proto –Alphabetic Inscriptions of Sinai, in Abr -Nahram XXIX, pp. 18 - 66; Amadasi M.G. 1998, Sulla Formazione e la diffusione dell'alfabeto; in Scrittura Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C (Atti del Seminario a cura di Giovanna Bagnasco Gianni e Federica Cordano. Università degli studi di Milano. Istituto di Stora antica  23 -24 febbraio 1998, pp. 27 -51; Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I. Scritture del II Millennio a.C.; in Litterae Caelestes. Center for Medieval and Renaissance studies . UCLos Angeles, p. 154. 
4. Per la prima pubblicazione del reperto si veda Atropa Belladonna, 2014,  Il segno a Tanit su un coccio nuragico di Selargius; in Monte Prama Blog (23 marzo). Nessuno da allora, a quanto sembra, si è interessato del 'coccio' se non per parlare, su basi scientifiche ed epigrafiche zero, dei soliti nuragici in rapporti cordiali e di collaborazione con i fenici e influenzati dal loro sistema di scrittura.. Un pregiudizio, quello dei Fenici, durissimo a morire, come si vede. V. Atzeni S., 2014, A Selargius ritrovato un misterioso reperto nuragico. Una dea Tanit fenicia impressa in un vaso nuragico;  in Suplanu Net. In quella pubblicazione del marzo scorso una foto poco chiara non consentiva di dare, se non tentativamente, qualche risposta basandosi sugli unici  segni chiaramente visivi e cioè la 'lamed' e la cosiddetta Tanit. Oggi, dopo un esame epigrafico  scrupoloso del 'coccio' ci si è resi subito conto che i 'segni' erano più numerosi e complessi di quelli supposti e tranquillamente riconducibili , anche per la tipologia della scrittura (di chiara  ispirazione protocananaica), alla scrittura nuragica. Anzi la scritta si presentava tanto intrigante e originale sia dal punto di vista epigrafico - paleografico sia dal punto di vista del contenuto linguistico, che abbiamo deciso,  di riproporla a distanza di pochissimo tempo , come dono 'natalizio', per i lettori del Blog.     
5. V. bibliografia alle note 1 e 2.
6. Barreca F., 1986, La civiltà fenicio -punica in Sardegna cit p. 158.  Lo studioso,  pur non cogliendo (non potendo cogliere allora!) la nuragicità della Tanit, intuisce però che Tanit (per noi segno dell 'articolo pronominale 'hê') non è divinità diversa da Ba'al tanto da affermare che Ba'al e Tanit sono la stessa cosa. Leggiamo, ai fini della comprensione di quanto si dirà più avanti, questo interessantissimo passo: '  Anche le dediche del Tophet, nella loro formulazione completa, suggeriscono la definizione di politeistica per la religione fenicio -punica dichiarando esplicitamente che il sacrificio è offerto a Ba'al (Hammon o Addir) ed a Tanit. Tuttavia, proprio quelle dediche introducono anche elementi di dubbio, qualificando Tanit come 'Panè Ba'al' e mettendo moltissime volte al singolare il verbo che indica la motivazione dell'offerta: 'perchè ha udito la sua voce',  'lo ha esaudito', 'lo ha benedetto. L'azione attribuita  a due divinità  viene dunque espressa con il verbo al singolare  e, per di più una delle due divinità (sempre Tanit) è detta 'Panè' Ba'al, cioè 'Volto'. 'Manifestazione', 'Persona' o ' Presenza' dell'altra, cioè di Ba'al. In tal modo dunque Tanit non appare più come una divinità diversa da Ba'al, ma come Ba'al stesso in un suo particolare modo di manifestarsi: essa è la 'Persona' o 'Presenza di Ba'al, quindi lui stesso (il grassetto è nostro), presente in un luogo. E' inevitabile qui ricordare il passo biblico ove Iddio, rivolgendosi a Mosè che si accinge ad attraversare il deserto, lo rassicura con le parole ' La mia Panè camminerà davanti a te' ed il ricordo rende certo meno attendibile la definizione della religione fenicio -punica come politeistica; mentre offre un'ovvia spiegazione del verbo al singolare nelle epigrafi del Tophet.''  Notiamo dunque che il Barreca, con  naso davvero fino, comprende molto circa l'identità della Tanit, capisce di trovarsi di fronte ad un monoteismo simile a quello della Bibbia (cosa che rimanda  molto all'intuizione del Pettazzoni sulla religione nuragica simile a quella ebraica) con il riferimento alla 'panè Ba'al di Yhwh; ma purtroppo non non può capire, per mancanza o per ignoranza di documentazione (pur esistente) che quegli aspetti che ha sotto gli occhi non attengono ad una religione fenicio - punica monoteistica ma ad una 'religio' cananaica nuragica antichissima affermatasi in Sardegna  da un millennio e forse di più.  Non capisce che furono i nuragici a trasmettere, senza soluzione di continuità,  ancora in periodo punico (?), la stessa precisa 'religio'.   
7. Spesso sono i dettagli, variazioni formali quasi impercettibili dei segni, che offrono (come in questo caso) il senso completo e talvolta il senso fondamentale della scritta, quello più nascosto e, proprio per questo, il  più gradito alla divinità sarda arcaica, ambigua e misteriosa. 
8. Per la λοξότης (obliquità, ambiguità) presente sia nel nuragico sia nell'etrusco si veda il recente saggio Sanna G, 2014, Giochiamo a dadi e impariamo l'etrusco, in Monte Prama Blog ( 8 Novembre), paragr. 6.
9. Gli esempi certi che si potrebbero fare circa il valore fonetico nominale astratto del supporto (in genere quello  di 'oz , 'עז e cioè di 'forza') sono assai numerosi. Ricorderemo qui i numerosi menhir scritti del sarcidano, i quattro sigilli cerimoniali di Tzricotu di Cabras , il  cosiddetto 'brassard' scritto di Is Locci Santus di San Giovanni Suergiu, la pietra di Aidomaggiore con il monogramma di yhwh, la pietra di Terralba con la voce NL -'AG -H,  la fusaiola del Museo Nazionale Sanna di Sassari, il ciondolo di Allai, il ciondolo di Solarussa e la Stele di Nora. Oggi alla luce dell'indubbio valore fonetico del supporto del  reperto  di Selargius possiamo dire che anche il coccio di forma  'obliqua' del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore (v. più avanti nota 16)  si presenta come 'coccio -tavoletta'  con significato di 'forza immortale'.  Pertanto l'incipit del documento non è ' שרדן (šrdn) ma עז שרדן ( forza del padre signore giudice).
10. 'oz ,עז parola frequentissima nel V.T. (per עז יהוה  e cioè 'forza di yhwh' v. Mic 5,3) è scritta anche in caratteri lineari nella documentazione nuragica.  Vedi Sanna G., 2013, La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH; in Monte Prama Blog ( 8 Ottobre).   
12. Sanna G., 2012, Tanit, il Toro eterno celeste e i versetti 3 e 4 del libro della Genesi, cit.
13. Per la presenza documentaria del segno a svastica nella  Sardegna nuragica  v. Sanna G., 2012, Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora' filistea di Ba'al Zebul'. No, il tempio luminoso e la dimora eterna di 'el yhwh (I); in monteprama blog (9 novembre); idem, 2012, Croci o svastiche? Filistei o Nuragici? Una brocchetta nuragica per chiudere definitivamente il discorso (parte III) (7 Dicembre).
14. La polisemia è molto frequente nei segni riportati dalla documentazione nuragica. Essa si riscontra anche nella nota stele di Nora dove alcuni segni hanno chiaro valore consonantico alfabetico ma anche logografico. V. Sanna G., 2009, La stele di Nora. Il Dio, il Dono, Il Santo . The God, The Gift, The Saint (trad. inglese di Aba losi), PTM ed. Mogoro, pp. 99 - 105. 
15. E' nostro parere che molte delle scritte nuragiche nascondano la voce עולם a motivo del materiale del supporto (in bronzo, in ceramica, in piombo, in pietra (basalto, granito, arenaria gessosa, ecc) in cui sono riportate. Non è improbabile ad es. che il dischetto sigillo plumbeo nuragico di S. Antioco la contenga prima della decorazione a spirale o a serpente e della sequenza consonantica 'BR'ASON presente in entrambe le facce (Per la problematica dell'oggetto nuragico e della scritta e per un primo tentativo di decifrazione  v. Sanna G., 2004, SARDŌA GRAMMATA. 'AG 'AB SA'AN YHWH. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed. Oristano, cap. 6, 16,  pp.322 - 328). Le stesse lapidi tombali perfettamente quadrate,  non certamente frequenti,  che si sono scoperte negli ultimi scavi di Monte' e Prama del Sinis potrebbero essere l'incipit di una scrittura monumentale criptata, dall'alto verso il basso,  che prosegue con la simbologia della posizione seduta  del defunto. Di questa affascinante ipotesi vedremo però di parlarne più in là.     
16. In effetti l'oggetto non costituisce un semplice coccio nuragico in cui più tardi sono stati incisi dei segni ma un manufatto di una certa forma, così resa intenzionalmente (romboidale), scritto (come a noi sembra)   'ante coctionem'. Ma una semplice perizia (diremmo necessaria data l'importanza straordinaria del tenore della scritta) tramite il ricorso alla tecnica della termoluminescenza, potrà dirci la data approssimativa della ceramica e illuminarci sulla contemporaneità o no  dei segni rispetto ad essa. Stesso discorso vale naturalmente per il cosiddetto 'coccio' del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore custodito dalla Sovrintendenza di Cagliari per la problematica e la traduzione del quale v. Sanna G., 2010, Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in L.Melis, Jenesi degli Urim, PTM ed. Mogoro, pp. 153 -168, nonché Atropa Belladonna, 2014, Su bìculu de Putzumajore/The shardfrom Pozzomaggiore/Il coccio di Pozzomaggiore; in monteprama blog  (8 maggio).
17. Non è chi non veda che la lettura numerologica si basa chiaramente, come tantissime volte in nuragico, sulla presenza del 'tre' ovvero del numero sacro della divinità (tre sequenze organiche, tre segni agglutinati nei grafemi he e taw, tre nomi diversi per la stessa divinità (Ba'al, hê, taw), ecc.  
18. Si è più volte fatto notare il rispetto degli scribi sardi, dalle origini (XVI sec. a.C.) sino alla fine della civiltà della scrittura nuragica ( III -II sec. a.C.), per i requisiti (tutti o in parte) del codice. Si veda, tra gli ultimi documenti pubblicati, Sanna G., 2014, Ardauli conserva e salva Norbello. Trecodici alfabetici e un Norb principe sardo a 'farfallino'! E la storia si vendica degli irriverenti a caccia di ...'farfalle'. (II); in monteprama blog (6 maggio). 
19.Sanna G., 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi, PTM ed. Mogoro, N.62, pp. 25 -38.
20.  La tipologia e della 'lamed' e della 'ayin' poco purtroppo ci dice circa il periodo in cui i segni furono adoperati (essi praticamente si trovano simili e quasi identici dallo XII -XI secolo  sino al V-IV secolo a.C.). Di tipologia più sicura, ovvero fenicia o punica, appare il segno della 'taw' quasi a svastica che potrebbe scendere anche al V - IV secolo a.C. Pertanto la nostra lettera 'beth' anteposta alla ' 'ayin' è solo congetturale. Del pari nulla dal punto di vista cronologico ci può dire la forma della Tanit a rombo, svastica e triangolo dal momento che anche la sua quasi gemella di Baratili è di datazione assai incerta.