martedì 17 marzo 2015

Marcello Madau. Amuleto di Nurdole: prodotto fenicio e con grafemi senza significato. Davvero davvero?


di Gigi Sanna

Fig. 1 

Guardate cosa scrive polemicamente (1) Marcello Madau nel recente appello alla Giunta Regionale Sarda circa la proposta degli Istentales di presentare all' EXPO di Milano l'inno con la scritta nuragica contenente, tra l'altro, il nome della divinità sarda arcaica yhw(h): '' Non entro nel merito della questione della scrittura e lingua nuragica (quella utilizzata nella canzone è respinta dalla comunità scientifica sarda) né in tante cose che mi sembrano bizzarre come la presenza di Yahwheh nella religiosità nuragica, parole come shalom e del generale tono militaresco -patriottico ''.
   Sulla assurda affermazione della voce shalom (e di altre voci ancora) come parola dal tono militaresco- patriottico (2) abbiamo già abbondantemente risposto in più luoghi anche se non sarebbe stato necessario perché fa parte della semplice conoscenza comune che il tipico saluto shalom degli orientali (attestato nella stele di Nora (3) ben cinque volte e rivolto alla divinità e al figlio di questa) significa tutto il contrario della guerra e cioè 'pace'.
  
Ora sarà bene - lasciando perdere 'pro bono pacis' le meschine insinuazioni sulla 'officina falsariorum' (4) -  con la trattazione di un oggetto (indiscutibilmente genuino perché trovato da archeologi presso l'altare all'interno del Nuraghe Nurdole di Orani), replicare a quello che il professore dell' Accademia di Belle Arti  di Sassari afferma a proposito della bizzarra, a suo dire, presenza di YHWH nella scrittura e nella religiosità sarda.
   Partiamo dalla incredibile didascalia, offerta dal suddetto, circa l'amuleto che recita quello che si può vedere dalla figura seguente: 


Fig. 2  (da PHOINIKES B SRDN,  I Fenici in Sardegna, 1997, parte terza,/ I materiali, p. 250)  

Incredibile perché si dice

a) Che è un oggetto di cultura fenicia
b) Che porta sul retro grafemi senza significato

    L'incredibile del punto 'a'  naturalmente parte dall'affermazione del punto 'b' e viceversa l'incredibile del punto 'b' nasce dall'affermazione del punto 'a'. Insomma questa vera e propria castroneria (e quale mai termine si può usare se non questo o uno peggiore?), esito di uno studio (?) fatto superficialmente e in fretta; stupidaggine tanto più grave in quanto profferita  da un accademico della 'comunità scientifica sarda'  (di cui ci si vanta di far parte) nasce  da un solo fatto: che purtroppo l'epigrafia e la paleografia sono  lasciate spesso in Sardegna in balia di persone che, come si può vedere anche dalle poche righe dell'articolo succitato della Nuova Sardegna, non solo mostrano inaudita supponenza ma anche totale incompetenza. Ora, poiché  ci sentiamo davvero tirati per i capelli nonché offesi da contestazioni ed insinuazioni di bassissimo profilo che niente hanno a che fare e con la scienza e con la ricerca scientifica, a denti stretti diciamo: chi proprio non sa e proprio non capisce è bene che non si erga a paladino e che taccia per non fare meschine quanto ridicole figure. Ma vediamo di dire perché non si sa, perchè non si vede  e perchè  non si capisce. E anche di dire dove sta il ridicolo.
   Mostriamo ora in un disegno fedele (fig.3) ma con un certo ingrandimento  e con alcuni segni evidenziati in rosso, le due facce del pendaglio (sic!) di Nurdole e vediamo così di elencare quello che noi vediamo e che il Madau non vede o che, pur vedendo, semplifica al massimo  con il massimo della superficialità:

Fig. 3
FACCIA A: 

           1.   Un disco (luminoso: soli -lunare)
           2.   Un motivo corniforme (due corna che abbracciano all'incirca sino alla metà il disco) con un 'segno' poco definito  al centro ma con sicuro significato di 'serpente' .
            3.   Un motivo 'ornamentale' o decorativo a berretto al di sopra dei capelli.
          4.  Due segni di scrittura (da noi evidenziati in rosso) di cui uno pittografico dato dall'occhio o 'ayin' e uno lineare dato dal triangolo ovvero dalla consonante semitica 'dalet'


FACCIA B:

1.       Un disco (luminoso come il precedente ma non abbracciato dalle corna)
2.       Una colonnina 'fallica' disegnata in guisa di 'reggere'  il suddetto disco. 
3.       Cinque minuscoli (6) segni di scrittura (evidenziati anch'essi in rosso) all'interno di essa, ovvero le consonanti alfabetiche 'ayin, nun, hê, yod, hê (reiterata quest'ultima come forma) delle quali le ultime due forse in agglutinamento.
    
     Dall' esame puntuale di tutto l'oggettino emerge subito il dato macroscopico e cioè che le due facce dell'amuleto sono composte entrambe non solo da evidenti segni di scrittura lineare ma anche da pittogrammi e da ideogrammi e cioè da un mix scrittorio che è tipico del codice, continuamente e per tantissimo tempo (7), usato dagli scribi nuragici. Sono facce concepite per essere guardate, viste e 'lette' con particolare attenzione perché il significato complessivo di tutto l'oggetto  si svelerà solo attraverso lo scioglimento del (solito) rebus.
    Ovviamente i primi segni (disco, corna e viso), quelli più evidenti della faccia A,  riportano, con ogni probabilità,  l'immagine del dio  lunare e solare Khonsu (8), cioè danno il suggerimento del cosiddetto  'egittizzante' ovvero del ricorso dello scriba sacerdote  nuragico ad un motivo 'esterno' assai noto della religiosità egizia. Infatti, l 'iconografia del disco abbracciato dalla corna, la presenza probabile del serpente (il segno che abbiamo detto 'indefinito'), la capigliatura che forse suggerisce sul lato destro (sinistro di chi guarda) la caratteristica treccia del dio, la stessa grandezza delle orecchie ed infine il volto giovanile,  portano a ritenere che quella sia proprio l'immagine (v. figg. 4 -5) del dio egiziano figlio di Amun Ra dio del Sole e quindi in qualche modo simbolo solare e lunare nello stesso tempo. 


 Ma è anche nostra convinzione che la figura della divinità egizia, quella che sembra essere l'unica presente, per e con sincretismo religioso, venga riportata anche e soprattutto al fine di realizzare cripticamente dell'altro o meglio al fine di scrivere dell'altro che riguarda una seconda e più nota divinità locale venerata nel santuario di Nurdole di Orani e in tutta la Sardegna nuragica.
     Ma per capirlo sarà bene, così come sempre abbiamo fatto per comprendere altri documenti (e come ancora faremo per diversi altri, tanti altri),  ricorrere a tutto ciò che di noto e di appurato scientificamente (9) possediamo  circa il repertorio dei segni e il modo di scrivere a rebus degli scribi nuragici. Sappiamo :

  1. Che il disco o il cerchio in nuragico è simbolo della luce doppia (NR נר) solare e lunare, espressione massima dell'androgino YH יה
  2. Che le corna taurine tendono a dare sempre la voce (10) 'ak/'ag (toro)
  3. Che il serpente è simbolo di 'immortalità' עולם
  4. Che il segno decorativo,  'ornamento' o 'cappello',  ha sempre valore della consonante 'hê' (acrofonia di hdrh הדרה)
  5. Che il 'segno' a colonnina o a menhir o a obelisco, attestato, tra l'altro, in un altro oggetto sardo 'egittizzante', con scrittura sia egiziana che nuragica (v. fig. 6) rinvenuto in una tomba di Monte Sirai (11), ha il significato di 'potenza' fallica, taurina (עז)  
      6.    Che la scrittura pittografica e ideografica è riportata  quasi sempre in mix con segni di natura 'lineare'

Fig. 6.

    Circa l'ultimo punto aggiungiamo e precisiamo subito che i segni, da noi individuati (evidenziati con il rosso)  sia nella faccia A e sia nella faccia B come consonanti semitiche, sono tutti ampiamente attestati e da tempo nella documentazione nuragica (v. fig. 7: alfabeto nuragico con i segni interessati  cerchiati in rosso).  


 Quindi la lettura, oltre a quella egiziana di 'Khonsu luna -sole' (12) ovvero di Khonsu NL  dovrà essere fatta in base ai seguenti  segni, letti come sempre dall'alto verso il basso e per primi quelli della faccia A e poi quelli della faccia B. 


Cioè Khonsu o  il nl 'ak  immortale (nhs)  lui (hê) è il testimone ('d)  del lodare ('nh) la forza ('oz: il fallo o betilo) della luce (nl) di yh.
    Pertanto, se la lettura delle due facce, come ci sembra, è corretta e i segni sono quelli da noi individuati e proposti per essa (pittogrammi, ideogrammi, lettere lineari, agglutinamento) ciò vuol dire che l'amuleto con l'immagine del dio egizio testimonia anche (e soprattutto)  l'essenza e l'immagine del dio yh o yhwh che dir si voglia. Una volta analizzati gli attributi dell'uno risultano precisi a quelli dell'altro. La raffigurazione e la 'scrittura'  del dio egizio Khonsu è anche espressione e 'scrittura' del dio nuragico yhwh. Insomma,  l'uno vale per l'altro. L'uno testimonia l'altro.
   Ci troviamo, in fondo, di fronte allo stesso dato iconografico sincretistico dello scarabeo amuleto mortuario del sito archeologico di Monte Sirai; con la differenza o variante che nello scarabeo il sincretismo interessa la divinità  solare Amun (13) e cioè il padre di Khonsu.
   Crediamo a questo punto che non possa sfuggire nessuno il dato comparativo, fondamentale ai fini ermeneutici,  che nel caso di Nurdole è raffigurato nella faccia B un betilino o simbolo fallico - taurino con la scritta riguardante la divinità yh e che nello scarabeo di Monte Sirai è ugualmente raffigurato un betilino o obelisco fallico -taurino con una scritta riguardante sempre la divinità nuragica yh. C'è la stessa simbologia e la stessa scrittura yhwhistica nuragica in entrambi gli oggetti. Ma a ben vedere l'identità degli oggetti risulta quasi totale se si considera che in entrambi la scrittura è bipartita, iniziandosi con quella relativa alla divinità egizia per chiudersi con quella nuragica. I due oggetti si richiamano a vicenda e, benché trovati in luoghi molto distanti l'uno dall'altro, possiamo affermare che si mostrano frutto formale e stilistico di una medesima scuola scribale nuragica.  
   Restano, naturalmente, da trattare i (pochi) dati linguistici che,  ancora una volta, sono molto semplici perché si trovano agevolmente con l'ausilio di un qualsiasi vocabolario di semitico antico e, in particolare,  nel lessico del VT (14).
    Saltiamo la voce composta nl/nr 'ak, la voce hē e la stessa voce 'olam delle quali abbiamo parlato altre volte diffusamente nel presentare i documenti nuragici (15) e soffermiamoci invece sulle parole 'd עד (testimone) e 'nh ענה (lodare, celebrare) che troviamo invece, per la prima volta, nella documentazione  semitica nuragica.
    La prima  si trova in VT come riferita sia a persone che a cose: Dio (Gb, 16, 19) , uomo (Ger 32,10; Es 20, 16);  'mucchio di pietre'  o  'altare' (Gn 31, 48; Gs 22,27).
    La seconda ha riscontro, sempre nel VT, in Sal 119, 172, in Is 27, 2.


Conclusioni  con qualche domandina.

    Per il tutto esposto sopra sarà bene che il fenicio se lo scordi non solo il Madau ma lo dimentichino anche quelli della cosiddetta 'comunità scientifica che approva'. E il più presto possibile. Perché non solo questo chiaro documento, ma anche la stele di Nora è nuragica e non fenicia, anche l'amuleto di Nurdole di Orani è nuragico e non fenicio, anche i cocci di Orani sono nuragici e non fenici,  anche il piombetto sigillo  di Sant'Antioco è nuragico e non fenicio, anche il frammento di stele di Nora è nuragico e non fenicio, anche lo scarabeo del Nuraghe Sant'Imbenia di Alghero è nuragico e non fenicio, anche la barchetta di Teti è nuragica e non fenicia, anche l'anfora di S'arcu 'e is Forros è nuragica e non fenicio - filistea, anche il busto di divinità (pubblicato dal Barreca) è nuragico e non fenicio, anche la pietra di Aidomaggiore è nuragica e non fenicia, anche la scritta dell'architrave del Nuraghe Aiga di Abbasanta è nuragica e non fenicia, anche la scritta del  coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore è nuragica e non fenicia, anche la scritta della capanna di Perdu Pes è nuragica e non fenicia, anche la scritta della pietra di Terralba è nuragica e non fenicia, anche le diverse scritte, riportate dallo studioso Pietro Lutzu agli inizi del Novecento, sono nuragiche e non fenicie; e così via, procedendo per decine e decine di documenti. Tutti nuragici, autentici, autenticissimi. Nessun falso, proprio nessuno,  nonostante la sciocca tiritera e la psicosi creata meschinamente in questi ultimi anni ad arte per il falso, per il 'tutto falso'. Per centinaia di oggetti falsi, tutti falsi a motivo del pullulare  di  decine e decine di laboratori di falsari sempre attivissimi e sparsi in tutta la Sardegna!
    Detto ciò ci sembra che si debba fare qualche semplice domanda a tutti coloro che ci leggono e ci ascoltano. Sembra mai possibile che un oggetto, per altro di notevole precisione compositiva,  possa riportare il volto del dio Khonsu con quegli occhi di cui uno è triangolare? Perché triangolare? Forse che l'iconografia di Khonsu, assai consistente tra l'altro,  riporta degli occhi triangolari? L'occhio sinistro triangolare? Sembra mai possibile che uno studioso  proceda con tale disinvoltura  e non si chieda il perché di quella strana anomalia? Di quella vera e propria macroscopica bizzarria? E che non la denunci? Che non denunci al mondo degli egittologi un Khonsu  inedito e ancor più  'mostruoso' del solito? Naturalmente pronti a ricrederci se così non fosse. Anche se il dato inedito nulla cambierebbe ai fini ermeneutici circa la voce resa dai singoli 'strani' grafemi 'significanti'
   Ma passi pure l'incredibile svista, se svista c'è stata. Sono la paleografia e l'epigrafia mandate allo sbaraglio il dato sconcertante e l'aspetto davvero inquietante di quella pubblicazione. Infatti, ci chiediamo: come si fa ad affermare e a sostenere che nella faccia B, nel (manifesto) betilino, si trovano grafemi segni senza significato? E lasciamo perdere i 'pittogrammi' del supporto, lasciamo perdere il segno a 'V' per indicare l'ayin di ispirazione protocananaica, rara ma attestata oggi anche in documenti siro - palestinesi (16);  lasciamo perdere il trattino orizzontale, attestatissimo invece nella scrittura nuragica (che non si vuole proprio guardare e considerare), come mostra la stessa barchetta di Teti. Lasciamo perdere tutto ciò. Ma come si fa a sproloquiare e a parlare di grafemi senza significato per le lettere nun e yod, lettere che si trovano in tutti, anche i più semplici,  repertori con scrittura di tipologia cosiddetta 'protocananaica'? Quando si commenta un oggetto scritto (e che significa mai la parola 'grafema'?) c'è veramente consapevolezza, vera 'scienza' della 'comunità' o c'è solo faciloneria e pressapochismo individuali espressi al massimo grado?
   Ora, come si è visto, l'esimio professore osa, dall'alto di non so quale scranno, parlare di bizzarrie per la presenza di YHWH e per 'tanto' altro ancora. Davvero sono bizzarrie e tante le nostre quando è il suddetto professore di Belle Arti che le mostra e tantissime, come quello che,  pur avendo davanti agli occhi nel 'suo' documento la voce 'YH' ovvero YHWH, non è in grado di riconoscerla? Che parla di lingua e scrittura nuragica 'respinte'  dalla 'comunità scientifica sarda' quando proprio quella scrittura e quella lingua ha sotto il naso e non ne avverte minimamente la presenza? Quando si dà il caso che proprio lui, se provvisto di capacità di giudizio e forte di un minimo di preparazione, dovrebbe essere il primo a difendere 'scientificamente' e quel  lessico e quel codice di scrittura?
    Cos'è allora che si deve respingere, esimio professore di Belle Arti? Cosa dovrebbe veramente respingere 'la comunità scientifica'? L'ignoranza e la supponenza, entrambe insopportabili, o un bellissimo ed importantissimo documento nuragico del Nuraghe Nurdole a rebus, con evidentissimo sincretismo religioso sardo -egizio, che denuncia, insieme ai tantissimi altri che si sono citati di sopra, tutta quella ignoranza (tragicomica ignoranza), e tutta quella assurda supponenza?  Davvero, davvero lei è autorizzato a parlare anche a nome di altri e a fare addirittura appelli a nome della 'comunità' scientifica? E ricorrendo ancora (17) a delle insinuazioni? Ma come si permette!   


                                                                
Note ed indicazioni bibliografiche
  
1.  La Nuova Sardegna del 24 febbraio 2015. La polemica. La Sardegna all'EXPO. M. Madau. Davvero siamo figli dei'tori della luce'? Esso fa seguito all'articolo del 11 Febbraio del giornalista Luciano Piras della Nuova Sardegna dal titolo Gli Istentales all'EXPO cantano in nuragico. Monte 'e Prama sarà la colonna sonora della Sardegna. Un inedito in lingua arcaica dedicato ai Giganti di Cabras. Al Madau, sempre nello stesso giornale. replica il 25 febbraio il cantante Gigi Sanna  degli Istentales con l'articolo intitolato  'Porteremo all' EXPO i segni dell'Identità'
2. Madau, 2015, Davvero siamo figli, ecc. cit.
3. Sanna G., La stele di Nora. Il Dio, il Dono, il Santo. The God, the Gift, the Saint (trad. in lingua inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro, cap. 3.5 pp. 113 -115.
4. Madau, 2015, Davvero siamo figli, ecc. cit.
5.  L'amuleto, in faӳence, è di dimensioni molto piccole (h. cm 2,1). Da ciò si capisce quanto piccoli sino anche i segni alfabetici in essa contenuti. Ma la precisione e la chiarezza di essi di essi in tutto l'oggetto confermano la solita grande capacità manuale degli scribi nuragici nel saper organizzare e scrivere non pochi segni e talvolta numerosissimi  in spazi o campi scrittori di pochissimi centimetri.  Si vedano a tal proposito, oltre ai quattro notissimi sigilli cerimoniali di Tzricotu di Cabras, l'anello di Pallosu di San Vero Milis (Sanna G., Sardōa grammata. 'g 'ab sa'an yhwh Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed. Oristano, 6.10, pp. 293 -298), il coccio con scrittura cuneiforme di tipologia ugaritica e protocananaica di Sa serra 'e sa Fruca di Mogoro (Sanna G., 2011, Yhwh e la scrittura nuragica: il log e il recipiente biblico del rito dei Leviti per la purificazione; in gianfrancopintore blogspot.com (25 novembre).
6.  I minuscoli segni (v. nota precedente), disposti verticalmente, richiamano perfettamente quelli dell'obelisco dello scarabeo della tomba di Monte Sirai. V. Atropa Belladonna (Aba Losi) 2013, Gli scarabei sigillo della Sardegna e la scrittura segreta del Dio nascosto, in monteprama blogspot.com (ottobre 2013). 
7. Il codice, con ogni probabilità, prese le mosse prima del XVI secolo a.C. e durò, senza soluzione di continuità, sino all'età imperiale romana. Alcuni ritrovamenti (un documento nuragico dell'Antiquarium arborense di Oristano, ritenuto erroneamente scritto in ebraico, è datato dagli archeologi al II -III secolo d.C.!) fanno ipotizzare un abbandono lentissimo del codice, in quanto esso rimase ancora vivo per usi soprattutto funerari.
8. Khonsu, dio egizio, faceva parte della famosa triade tebana. Era figlio di Amun, dio del sole e di Mut.  V. Tosi M., 2004, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto - Ananke, Torino. Come si vedrà più avanti il dio luminoso egizio è paragonato al nuragico YHWH. Ciò è molto importante perché, con ogni probabilità, alcune delle qualità certe di Khonsu (l'essere donatore di vita,  taumaturgo, dio oracolare, dio della verità e della giustizia, psicopompo) tendono ad illuminare quelle  di YHWH, divinità  cananaica e non ancora israelitica.  Le qualità luminose di Amun Ra, ovvero del padre Sole, ovviamente sono anche quelle del figlio.     
9. I dati scientifici sui 'segni' della scrittura nuragica sono inoppugnabili in quanto essi nascono dal confronto e da riscontri continui tra i 250 documenti sinora rinvenuti e riconosciuti in Sardegna. Si consideri inoltre che il confronto, soprattutto per quanto riguarda il codice e la tipologia di scrittura  cosiddetta 'protocananaica', si estende anche a non pochi documenti rinvenuti in Siria -Palestina. Strumento indispensabile per orientarsi sul sistema complesso e a rebus ideato e sempre mantenuto dagli scribi nuragici è la cosiddetta Griglia di Sassari da noi realizzata e comunicata durante il Convegno di Studi del 2011 nella Facoltà di Medicina dell'Ateneo Turritano (Interpretare i linguaggi della mente. Percorsi tra neuroscienze cognitive, paleoneurologia, paleogenetica, epigrafia e archeologia). Detta comunicazione si trova oggi (in sintesi) in Monti Prama, Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi: Sanna G. 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura, PTM ed. Mogoro, pp. 25 - 38.  
10. Sanna G, 2004, Sardōa grammata, cit., passim. In part. 14, pp. 555 – 558. Dal 2004 però sono venuti alla luce altri documenti attestanti,  anche con maggior chiarezza, la presenza della voce di matrice indoeuropea e non semitica. Si vedano a tal proposito in particolare la barchetta fittile di Teti, la pietra di Terralba e il coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore (v. Sanna G. 2009,  Buon Natale da Teti: NuR Hē ’AK Hē ’ABa Hē; in gianfrancopintore blogspot.com (17 dicembre); oggi in monteprama blog (9 dicembre 2013); idem, 2012, Ed ecco finalmente la parola "Nuraghe". In una scritta a Terralba; in gianfrancopintore blogspot.com
(4 luglio); idem, 2010, Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L, Genesi degli Urjm, pp. 153 -168. 
11.M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, (2009), Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, 7, pp. 101-116; Atropa Belladonna (Aba Losi) 2013, Gli scarabei sigillo della Sardegna, cit. 
12. Khonsu è considerato comunemente dio della luna. Ma risulta evidente, come si è detto sopra, che essendo egli figlio del Sole Amun RA goda anche delle prerogative che sono proprie del padre.
13.V. ancora Atropa Belladonna (Aba Losi) 2013, Gli scarabei sigillo dellaSardegna, cit. 
14. Ciò è dovuto al fatto che la scrittura  e la lingua nuragica registrano il dato di un testo religioso  redatto  in lingua colta semitica anteriore a quello fatto proprio e poi 'purgato' e/o interpolato dagli israeliti. Infatti, nel V.T. scompaiono o tendono a scomparire le caratterizzazioni marcatamente sessuali del dio (fallo e vulva) e cioè l' androginia, quelle astrali (sole -luna), quelle zoomorfe (toro, uccello, serpente), quelle di una divinità  oracolare, ecc. 
15. Per quest'ultima si vedano, ad esempio, Sanna G, 2012, Croci o svastiche?Filistei o Nuragici? Una brocchetta nuragica per chiudere definitivamente ildiscorso (parte III); in monteprama blogspot.com (7 dicembre); Sanna G., Desogus C., Scalas R.  2014, Buon Natale da Selargius. Cos'è la cosiddetta Tanit? Lospiega un coccio-tavoletta nuragica di 'Su Pranu'; in monteprama blogspot.com (21 dicembre). 
16. Sanna G., 2010, Una freccia quasi ŠaRDaN? O addirittura ŠaRDaN? ; in gianfrancopintore blogspot. com (30 giugno).
17. Circa la recidività e le assurde insinuazioni sui falsi e i 'nuovi' falsari del Madau si veda La nuova Sardegna del 29 aprile 2013: Lingua ecultura, l'identità tradita dai nuovi falsari. Dalla scrittura nuragica al mito di Atlantide. L'archeologia diventa un campo a rischio.